Saranno gravi le conseguenze a lungo termine che la pandemia lascerà nel mondo e a pagarne le conseguenze saranno più le donne che gli uomini. Il quadro che emerge da un’analisi delle Nazioni Unite, inerente appunto gli effetti del Covid-19 sulla vita delle donne dai contesti più poveri a quelli più sviluppati, è preoccupante. Il virus e gli sconvolgimenti di questi mesi si ripercuoteranno moltissimo sul lavoro, sulle relazioni sociali, sui traguardi fino a ora raggiunti in termini di parità di genere: anzi, l’equità sociale e salariale potrebbe davvero diventare lontanissima.

Quale futuro per le donne nel post pandemia?

La ricerca ha fatto emergere un problema serio, che riguarda soprattutto i contesti più poveri: la prolungata chiusura delle scuole potrebbe indurre molte ragazze a un abbandono precoce degli studi, a favore di matrimoni magari imposti e per lo più precoci. Per alcune famiglie sarà particolarmente difficile consentire il ritorno in classe dei figli e per questo senza adeguati aiuti a pagarne le conseguenze potrebbero essere soprattutto le giovanissime: alcuni Paesi consentono i matrimoni anche a 10 anni. L'importanza degli aiuti riguarda anche quelle donne che, soprattutto nei contesti sociali molto legati alla centralità della figura maschile, si ritroveranno o già si trovano senza mariti, fratelli, padri. Una volta sole senza i membri "importanti" della famiglia potrebbero non essere in grado di provvedere a sé stesse.

Le ripercussioni del Covid

L'aumento della povertà indotto dalla pandemia aumenterà il divario tra i sessi: saranno più donne che uomini a finire in povertà estrema a livello globale. Secondo le stime del Pardee Center for International Futures dell'Università di Denver, che ha condotto uno studio commissionato da UN Women, il fenomeno riguarderà soprattutto le donne tra i 25 e i 34 anni. L'UN Women è l'ente delle Nazioni Uniti che si occupa di uguaglianza di genere e empowerment femminile. Nel 2021 si prevede che ci saranno 118 donne di questa fascia d'età in povertà estrema per ogni 100 uomini della stessa fascia. Il rapporto potrebbe salire a 121 ogni 100 entro il 2030. Questo fenomeno è dovuto anche al fatto che, a entrare in crisi, sono stati soprattutto quei settori che vedono una grande rappresentanza femminile: ristorazione, turismo, vendita al dettaglio, intrattenimento. Il 40% di tutte le donne occupate (510 milioni nel mondo) lavora in questi ambiti fortemente sofferenti, contro il 36,6% degli uomini.

Come aiutare le donne a uscire dalla crisi?

L’impegno delle Nazioni Unite, insieme ai governi, dovrebbe dovrebbe andare in direzione di pacchetti di sostegno economico: trasferimenti diretti di denaro, agevolazioni fiscali, sussidi familiari. Importante sarebbe incrementare l'eliminazione degli stereotipi relativi al genere, sia per quanto riguarda i ruoli in famiglia che quelli professionali, magari stanziando fondi speciali per programmi che diano voce delle donne e sottolineino l'importanza della loro presenza nei campi della scienza e della politica per esempio. Ora più che mai c'è bisogno di progettare una rete di aiuti socioeconomici che possano sostenere i più deboli: e tra questi ci sono senza dubbio le donne, per non vanificare quanto è stato fatto fino ad ora in termini di emancipazione e uguaglianza e proseguire lungo questa strada.