Abbiamo perso la connessione. Non quella con il Wi-Fi. Quella con la natura, con il verde, con l'ambiente che ci circonda fuori dai nostri smartphone e dalle nostre case. Parliamo sempre più spesso di ecologia e ecosostenibilità ma mettere in pratica quello che ci ripromettiamo, di passare meno ore al computer e più tempo nei parchi oppure al mare o in campagna, è sempre più complicato. E la pandemia non ha di certo migliorato la situazione.
Nei primi anni '90 a Berkley in California si iniziò a parlare di ecopsicologia, una disciplina che nasce proprio dalla correlazione tra il disagio individuale e sociale e l'aumento del degrado ambientale. "Ecopsicologia è proprio la collaborazione tra l'ecologia e la psicologia – ha spiegato a Fanpage.it Marcella Danon, psicologa, docente presso l'Università della Valle D'Aosta, rappresentante italiana della International Ecopsychology Society  e autrice di numerosi volumi sull'argomento – La prima si occupa del mondo esterno, l'altra di quello interno. Due scienze apparentemente distanti che invece hanno molte opportunità di collaborazione per aiutarsi reciprocamente". Portare le persone in mezzo alla natura facilita il rilassamento, l'introspezione e lo scarico delle emozioni, scalare una montagna può essere una vera e propria esperienza interiore. "Lo sanno bene le persone che lavorano come guide o che si occupano di educazione ambientale: una passeggiata nella natura non è mai una passeggiata e basta se evitiamo di essere frettolosi. Non si tratta soltanto di arrivare a una meta: possiamo allenarci a procedere con attenzione, con rispetto, curiosità, a focalizzarci su quello che vediamo e ascoltiamo attraverso tutti i cinque sensi. In questo modo diventerà un'esperienza ricca e complessa, con un forte impatto sul nostro benessere".

Perché la natura ci fa bene

Siamo animali metropolitani, amiamo le città, amiamo gli skyline fitti di grattacieli come quello di New York, e a volte ci dimentichiamo quanto passare anche solo un'ora in un parco tra il verde e il silenzio sia in grado di rigenerarci. E non si tratta di una metafora. Secondo la teoria della rigenerazione dell'attenzione degli psicologi ambientali Kaplan, fare una pausa in un ambiente naturale consente alle nostre cellule e alla nostra concentrazione un recupero molto più rapido. Pensiamo a un chirurgo oppure uno scrittore o uno studente universitario che svolge un lavoro per cui è richiesta una grande presenza mentale. Il cervello non può mantenere lo stesso livello di attenzione per più di un certo tempo. "Dopo un’ora, un’ora e mezza al massimo l'attenzione comincia a calare: per questo se vogliamo un recupero più veloce e abbiamo bisogno di rigenerare la nostra concentrazione conviene fare una passeggiata in un parco. La conferma arriva anche da uno studio fatto in alcune Scuole della Valle D'Aosta: dopo una attività all’aperto, avevano una maggior capacità di concentrazione in aula". Staccare la spina anche solo per pochi minuti al giorno serve anche allo scarico dello stress. "Quando siamo in mezzo alla natura respiriamo meglio, scarichiamo l'elettricità statica che ci portiamo dietro dall’ambiente cittadino, si abbassa il livello di cortisolo nel sangue e si regolarizza la pressione. Anche questo è stato scientificamente provato dalla teoria del recupero dello stress, di Ulrich". 

La natura allarga gli orizzonti mentali

Camminare in un bosco, trovare un belvedere dove potersi affacciare per ammirare il panorama serve ad ampliare i propri orizzonti visivi e anche quelli mentali. "Andando in natura, in ambienti diversi dal solito, abbiamo la possibilità di vedere cose da differenti punti di vista". E letteralmente schiarisce la mente. "Se pensiamo a un diverbio o abbiamo una scelta da prendere e abbiamo bisogno di riflettere la vista che spazia in lontananza è in grado di allargare anche i nostri orizzonti interiori ". In questo caso un ruolo di primo piano lo gioca anche il silenzio. "Facilita una maggior introspezione. Nel silenzio siamo in grado di sentire quelle voci interiori che nel frastuono quotidiano non riusciamo e non possiamo sentire".

Come portare l'ecopsicologia nella nostra vita

Al di là del possibile scopo terapeutico dell'ecopsicologia, tutti noi possiamo abbracciare i principi di questa disciplina per migliorare la qualità della nostra vita. "L'obiettivo – spiega la psicologa – é proprio la crescita personale. L'ecopsicologia fornisce alle persone delle mappe e delle pratiche per potersi orientare nel proprio mondo interiore". I nostri comportamenti quotidiani sono orientati da routine e automatismi, azioni troppo spesso eseguite in maniera inconsapevole. "Possiamo rafforzare la nostra capacità di presenza e consapevolezza per non essere sempre in balìa del pilota automatico, ma per scegliere ogni volta le parole e azioni da mettere in campo. Per scegliere che direzione dare alla nostra vita".

Gli esercizi per ritrovare il contatto con la natura

Negli ultimi 13 mesi il nostro rapporto con la natura per forza di cose è peggiorato. "Non dobbiamo però dimenticarci che la natura non è qualcosa fuori da noi. Noi siamo natura – afferma la psicologa – Non è un concetto intuitivo, è forse il concetto più complesso di questa disciplina". È vero siamo momentaneamente impossibilitati a fare una passeggiata all'aria aperta, a camminare liberamente sulla spiaggia, ma ci sono dei piccoli gesti che possiamo fare nel nostro quotidiano per non privarci completamente del contatto e dell'idea della natura. "Cerchiamo di riempire le nostre case di piante, se possibile animali, di pietre, cristalli e oggetti di legno e oggetti che ci ricordino la natura – suggerisce la psicologa – Poi anche semplicemente passare del tempo a sfogliare immagini di natura e di bellezza al pc basta a riempire il cuore". Se vogliamo provare un'immersione completa possiamo anche sfruttare i suoni della natura. "Su YouTube ci sono tantissimi video a disposizione che ci rimandano a immagini e suoni di tante ambientazioni diverse. Dobbiamo cercare di inserire questi momenti nella nostra quotidianità". Poi, ed è un'ottima alternativa per smettere di discutere soltanto di Covid e vaccini, provare ogni tanto a ragionare e a dialogare con il partner o con un amico su quale è l'ambiente che ci piace di più. "Raccontarci perché preferiamo il mare alla montagna ad esempio, serve a farci scoprire qualcosa di più di noi, è un'occasione importante di autoesplorazione".

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