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18 Giugno 2021
07:00

Il Pride ci riguarda tutti: chi sono gli Ally e cosa significa essere alleati della comunità LGBTQ+

Al Pride non partecipano solo le persone gay, lesbiche, trans, bisessuali o queer: molte persone eterosessuali scelgono di schierarsi al fianco della comunità e di combattere insieme le discriminazioni. I diritti riguardano tutti e supportarli è fondamentale: ma per essere buoni alleati bisogna anche saper fare un passo indietro.
A cura di Beatrice Manca
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Giugno è il mese dedicato al Pride, la celebrazione della comunità LGBTQ+. Anche se non ci saranno i tradizionali cortei per via del distanziamento anti-Covid, ogni città ha organizzato eventi in presenza, all'aperto o con ingressi contingentati: a Milano il 26 giugno si terrà una "Rainbow Ride" mentre in altre città hanno già organizzato manifestazioni di piazza. Non si tratta di eventi che riguardano solo i membri della comunità arcobaleno: le persone eterosessuali e cisgender sono invitate a partecipare per dimostrare il loro supporto e l'impegno comune contro l'omotransfobia. In questo caso si parla di "straight ally" o semplicemente "ally", alleati. Per essere un buon alleato, però, non basta indossare una maglietta colorata una volta all'anno.

Cosa significa essere uno "straight ally"

Con questo termine si indicano tutte quelle persone che, pur essendo etero e cisgender, scelgono di appoggiare apertamente e sistematicamente la comunità LGBTQ+, marciando al suo fianco durante i Pride o impegnandosi in associazioni di promozione dei diritti civili. In questo caso si parla di "straight ally". Il termine ally però non si riferisce solo alla comunità LGBTQ+: le persone bianche scese in piazza per protestare contro il razzismo dopo la morte di George Floyd si definiscono "alleate", così come gli uomini che supportano le battaglie femministe e chiunque prenda posizione contro una discriminazione, anche se non ne viene toccato direttamente.

Come essere buoni alleati per la comunità LGBTQ+

Innanzitutto, bisogna riconoscere i propri privilegi. Essere eterosessuali e cisgender in una società fortemente discriminatoria, infatti, è un privilegio. Questo non significa che una persona etero ha automaticamente una vita facile o agiata: significa che, nelle mille difficoltà quotidiane che incontra, non sperimenterà mai la discriminazione in base al proprio orientamento sessuale o alla propria identità di genere. Riconoscerlo è importante, così come è importante non "rubare la scena" alle persone discriminate: un buon alleato è al fianco della comunità, ma non sfrutta questi temi come "ostentazione della propria bussola morale" o per mettersi in mostra. Un buon alleato deve essere disponibile ad ascoltare, a informarsi e a migliorarsi quando sbaglia. Essere "alleati" è un percorso che non si esaurisce con il Pride o con il mese di giugno: tutto l'anno bisogna essere vigli contro le discriminazioni e rispettosi degli altri, nelle azioni ma anche nel linguaggio: anche usare i termini corretti è una forma di sostegno alla comunità.

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