La routine quotidiana spesso ci fa perdere di vista alcuni aspetti della nostra vita, ma soprattutto dell'importanza che hanno per l'essere umano le relazioni sociali. Non sempre infatti ci comportiamo nel modo giusto con le persone che incontriamo durante il giorno, il barista la mattina, il commesso il pomeriggio o la cassiera la sera. Parliamo loro come se ciò che fanno per noi ci fosse dovuto e troppo spesso scordiamo di ringraziarli. Ho scelto così di vivere una settimana senza dire “grazie”, “prego” o “per favore” e, un po' come quando ho smesso di utilizzare lo smartphone o di sorridere, la mia quotidianità ne ha risentito negativamente, ecco cosa mi è successo.

Giorno 1

Come direbbe il mitico Max, “stessa storia, stesso posto, stesso bar”. In questa prima giornata ho scelto di non ringraziare i baristi presso cui vado a far colazione ogni giorno, persone che conosco ormai da 4 anni e che si contraddistinguono per la gentilezza e l'allegria che ogni giorno riescono a dimostrare. Molte volte mi è capitato di osservare clienti maleducati che chiedevano cibo e bevande come se i lavoratori davanti a loro fossero distributori automatici privi di sentimenti, molte volte ho visto lo sguardo deluso di queste persone che hanno un sorriso per tutti. Non ringraziarli è stato impossibile e così ho preferito fallire.

Giorno 2

Quando hai a che fare con molte persone durante il giorno, quelle con le quali scambi discorsi e condividi attività, è molto difficile non utilizzare parole come “grazie” o “per favore”, oggi però sono riuscita nel mio intento e ricordo ancora il volto dell'amico a cui ho chiesto un favore, del vicino di casa che mi ha tenuto aperto il portone per farmi entrare con la bicicletta, del signore che mi ha prestato un fazzoletto sul tram, della cassiera che mi ha aiutata a mettere la spesa nei sacchetti. Ricordo come fra tutti, l'unico ad essersi accordo della mia mancanza sia stato il mio amico.

Giorno 3

Provo fastidio verso le persone maleducate nei confronti dei camerieri, oggi però sono a cena fuori quindi non posso essere gentile. Tristemente sorpresa, mi accorgo di venire considerata con più attenzioni rispetto al solito: la mancanza di gentilezza può davvero comportare più rispetto?

Giorno 4

Purtroppo ci si abitua a tutto. Come era avvenuto per la settimana senza sorriso, a metà di questo esperimento inizio a non sentire il bisogno di essere gentile con le persone intorno a me. Questo però non mi lascia indifferente, ma stimola un generale senso di distacco verso le relazioni sociali: non mi piace.

Giorno 5

Ad essere scortesi ci si imbruttisce l'anima. Mi rendo conto di essere non solo più litigiosa, ma anche più arrabbiata e distaccata verso chi mi circonda.

Giorno 6

Aspetto con ansia il giorno in cui potrò di nuovo dire grazie. Nei giorni passati mi sono resa conto di aver riscontrato parecchie difficoltà nei confronti di alcuni collaboratori con i quali avrei dovuto lavorare. La pretesa non aiuta la creatività, né agevola la cooperazione.

Giorno 7

Per quanto riesca con facilità ad evitare la cortesia, la generale negatività che mi circonda mi fa sentire il bisogno di tornare alla normalità. Una settimana senza “grazie”, senza “per favore”, senza “prego” ve la consiglio per comprendere davvero i vantaggi che queste parole hanno per noi e per le persone che ci circondano. Parlare di karma può sembrare scontato, eppure vi assicuro che le ripercussioni sull'umore e sulle persone intorno a noi sono molte. Ad essere scortesi ci si abitua troppo in fretta, ma più difficilmente ci si rende conto di come il nostro comportamento influenzi quello di chi abbiamo accanto. Vivere una settimana senza dire grazie è come vivere una settimana limitando le nostre possibilità. Non si tratta solo di dire grazie perché siamo in salute, perché abbiamo un lavoro, perché ci sono persone che ci amano e che amiamo, perché abbiamo acqua e cibo in abbondanza. Ma di ringraziare chi ogni giorno, nel suo piccola, fa qualcosa per noi, indipendentemente dal fatto che sia il suo lavoro. Iniziamo a dire SEMPRE grazie al bar, nei negozi, al supermercato, ai colleghi e al tassista, e quando un grazie arriverà anche a noi capiremo di essere parte di un circolo virtuoso all'interno del quale la gratifica agisce come un motore che possiamo alimentare in eterno e che, guarda caso, ci fa stare bene.

[Foto copertina di Tumisu]