Giovanni Ciacci ha curato il look e lo stile di tantissime donne dello spettacolo, dalle intramontabili dive del passato alle conduttrici del presente. Nella sua carriera ci sono ben otto Festival di Sanremo come costumista, la partecipazione come concorrente a Ballando con le stelle e diverse edizioni di Detto Fatto. Archiviata questa esperienza in Rai è oggi uno dei volti di Tv8, nel programma Ogni mattina. Da attento osservatore dei fenomeni di costume, col passare degli anni si è accorto dei cambiamenti nel mondo della moda e nell'idea di femminilità: in particolare intervistato da Fanpage.it ha spiegato quanto in questa evoluzione abbiano influito i social.

Non ci sono più le grandi dive di una volta

Ciò che rendeva uniche le dive del passato era la loro riconoscibilità: nella costruzione del loro personaggio c'era un complesso lavoro che serviva proprio a renderle delle icone, diverse da tutte le altre, uniche. L'avvento dei social ha stravolto tutto: il successo, sulla piattaforma, è decretato dal numero di like e sembrano risultare vincenti modelli che nulla hanno a che vedere con un progetto ben definito di costruzione. Vince l'omologazione: tutte uguali, tutte in posa nello stesso modo, tutte pronte a copiarsi l'un l'altra. In questo panorama noioso e ripetitivo c'è da chiedersi, a questo punto: come fare ad emergere? Impossibile, come ha spiegato Giovanni Ciacci, che di star ne ha costruite tante e sa benissimo che senza un progetto di diversificazione non si può rimanere icone nel tempo. Ecco perché le grandi dive del passato non esistono più.

Ripensando alla tua carriera, quali erano le richieste in materia di look che ti facevano le dive del passato e quali sono le cose che ti chiedono le donne oggi?

Sono due cose diverse. Per costruire una diva devi costruire un personaggio: dive buffe come la Clerici, dive sexy come la Marini, dive fatali come Francesca Neri, dive intoccabili come Sofia Loren. C'è un progetto da fare. Se lavori con Jennifer Lopez è a seconda di quello che deve fare: una fiction, un film, uno show. E anche dove la star vuole andare a parare. Questa era la costruzione di una volta, come si costruisce una diva. Come mai le dive non esistono più? Perché non c'è costruzione. Instagram adesso non costruisce dive, ma personaggi finti che non hanno una costruzione dietro, ma si limitano a vendere beveroni e mostrare il sedere. Una diva, all'epoca, se lo mostrava lo faceva per Tinto Brass e diventava una star in una notte. Una cosa è questa, una cosa è farlo per esibizionismo puro e per avere un like di sicurezza. Le signore che mi chiedono il cambio look a Ogni Mattina mi chiedono una trasformazione con capelli o trucco. 

Il cambiamento estetico va di pari passo con una diversa idea di sensualità?

Sì, sicuramente. C'è un cambio del corpo femminile a livello di immagine, di iconicità. Negli anni Settanta andavano le donne magrissime senza seno tipo Twiggy la modella. Negli anni Ottanta invece arrivano le stra top-model toniche, negli anni Novanta arrivano le super top-model, che è un canone di bellezza ancora diverso. Adesso c'è quello che ci propone lo star system (televisione, cinema) e quello che ci propongono i social: sono due cose diverse. Il primo ci propone donne che si curano: tante donne della televisione over 60 e over 790 ne dimostrano 50 ormai, è cambiato generazionalmente proprio. f

Il fatto che tante star parlino proprio sui social di body positive è un messaggio positivo?

Basta con questa body positive: che vuol dire? Accettarsi, basta. Perché poi ci marciano, tutte diventano influencer. Non è possibile che tutti diventino delle star, sono tutte povere sfigate a confronto dei miti che abbiamo costruito e che ancora reggono, perché sono riconoscibili. Naomi è riconoscibile tra mille. Valeria Marini, la Parietti: sono riconoscibili tra mille. Sta diventando troppo una moda questo hashtag, tutta questa battaglia, non si può dire più niente. Tutto ha un limite. Curvy non vuol dire obeso: vuol dire taglia 44-46, taglia mediterranea che hanno italiane, greche, spagnole, francesi del sud, nord africane. Da qui a passare alla 60, allora c'è un problema e se c'è un problema lo deve curare un dottore e non è il body positive che ti cura. Ci sono problemi di salute. 

Hai preso parte a diverse edizioni di Sanremo: come è cambiato nel tempo il look sul palco dell'Ariston?

Sono cambiati totalmente, anche se ormai c'è un grande ritorno della voglia di look grazie a Achille Lauro per esempio: pensa, è stata una rivoluzione fatta più da uomini che da donne! Una volta Sanremo era fatto dalla Oxa, da Marcella, da Patty Pravo, dalla Bertè, che non si sapeva mai come sarebbero apparse. Adesso se ci pensi Sanremo lo fanno più gli uomini, ma ci sono anche tante come Elodie, che a livello di look potrebbe essere la nuova Oxa. Certo, le manca ancora tutto quel toco di glamour e di magia che avevano quelle degli anni Ottanta-Novanta, però ci stanno lavorando.  

Com'è lavorare con la "divissima" Valeria Marini?

Bellissimo, molto divertente: Valeria è l'ultima diva dello star system italiano. 

Qual è stata la star più difficile che hai seguito?

Con me nessuna ha mai fatto capricci, ho sempre lavorato con donne che mi piacevano: Loretta Goggi, Mariangela Melato, Liza Minnelli. Anche uomini come Massimo Ranieri. 

C'è una donna dello spettacolo di cui rivoluzioneresti del tutto il look?

No, perché ogni donna dello spettacolo deve essere riconoscibile. Come fai a rivoluzionare la Carrà o Milly Carlucci o Barbara D'Urso? Sono marchi di fabbrica perfetti a livello di look. Sono riconoscibili sempre e così devono essere per la televisione. Riconoscibilità e unicità. 

Una star con cui ti piacerebbe lavorare?

Barbra Streisand: ci siamo incontrati tante volte ma non siamo mai riusciti a lavorare. Ormai però non faccio più lavori di costumista o stylist quindi è andata male: la Streisand mi ha perso!