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Opinioni
24 Novembre 2016
18:48

Giornata contro la violenza sulle donne? Inutile, ma in Italia ne abbiamo bisogno

Il 25 novembre di ogni anno, dal 1999, è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, in cui i governi e le Ong organizzano campagne per cercare di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema. Nonostante tutto, però, in Italia questa problematica viene ancora costantemente sminuita e non sono rari i casi in cui le donne vengono ancora additate come fossero le reali colpevoli delle violenze subite.
A cura di Charlotte Matteini
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Oggi è la Giornata contro la violenza sulle donne. Il 25 novembre di ogni anno, dal 1999, in tutte le Nazioni del mondo ci si ferma per un giorno e si cerca di discutere del problema e proporre soluzioni per arginare questo fenomeno che colpisce le donne attraverso una capillare campagna di sensibilizzazione dell'opinione pubblica. Per certi versi, in molti pensano che questa giornata sia una celebrazione abbastanza inutile e che la violenza sulle donne si dovrebbe contrastare in altra maniera. Potrebbe essere, in un Paese normale, ma questo discorso non vale poi così tanto per l'Italia. Nel Belpaese è sotto gli occhi di tutti la scarsissima attenzione al tema, il costante sminuire la problematica, relegata sempre a un personale cattivo rapporto con l'altro sesso e quasi mai analizzata in ottica più ampia.

Prendiamo l'esempio del femminicidio: è vero che, stando alle statistiche, gli omicidi che vedono vittime le donne sono inferiori rispetto a quelli compiuti contro gli uomini. E' anche vero che, nel caso dell'Italia, si tratta di qualche centinaio di casi all'anno. Ma è soprattutto vero che ciò che differenzia l'omicidio di un uomo da quello di una donna sono le motivazioni che spesso spingono parenti, compagni, mariti o ex fidanzati a punire la propria compagna arrivando spesso a ucciderla. E la risposta, il motivo di quell'omicidio, spesso si nasconde nell'aggettivo possessivo che ho utilizzato per descrivere la donna vittima di violenza di genere: propria. La propria donna, la compagna vista come fosse un oggetto di proprietà da parte dell'uomo che si arroga il diritto di scegliere per lei, di imporle uno stile di vita, di decidere perfino quando toglierle la vita, nel caso si dimostri troppo libertina o troppo poco ligia alle regole che dovrebbe seguire per scelta altrui. Motivazioni che invece, tendenzialmente, non si ritrovano alla base degli omicidi che vedono vittime gli uomini.

La violenza sulle donne, però, non è solo il femminicidio, quello è "solo" la punta dell'iceberg. La violenza sulle donne ha tante sfaccettature, spesso molto subdole, che costituiscono il fertile terreno da cui poi scaturiscono i gesti più estremi: è violenza sulle donne la prevaricazione di un capo che ti ritiene un essere inferiore a causa del tuo genere sessuale. E' violenza sulle donne la prepotenza utilizzata nel sottolineare che una femmina dovrebbe starsene a casa a fare la mamma e la casalinga e non dovrebbe perdere tempo a studiare o fare carriera. E' violenza sulle donne sostenere che "beh, con quella minigonna lo stupro se l'è cercato" oppure ancora "se ti picchia è perché tu glielo permetti".

E' violenza sulle donne il costante sminuire le responsabilità non solo dell'uomo che commette un femminicidio, ma soprattutto quelle del contesto sociale e culturale in cui si è consumato. E' violenza sulle donne una campagna di sensibilizzazione, come quella creata dalla televisione pubblica di cui tanto si sta parlando in queste ore, che fa intendere che ci siano delle persone predestinate a essere picchiate, maltrattate, prevaricate e uccise dai propri compagni. Come se la violenza capitasse, come se la violenza fosse un qualcosa di ineluttabile, imprevedibile, imponderabile. Ed è violenza sulle donne, anche, paradossalmente, il pensare che sia necessaria una giornata mondiale di sensibilizzazione dell'opinione pubblica perché questa problematica viene ancora oggi, purtroppo, decisamente sottovalutata, sminuita e costantemente relegata al classico "sono cose che capitano".

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Milanese, classe 1987, da sempre appassionata di politica. Il mio morboso interesse per la materia affonda le sue radici nel lontano 1993, in piena Tangentopoli, grazie a (o per colpa di) mio padre, che al posto di farmi vedere i cartoni animati, mi iniziò al magico mondo delle meraviglie costringendomi a seguire estenuanti maratone politiche. Dopo un'adolescenza turbolenta da pasionaria di sinistra, a 19 anni circa ho cominciato a mettere in discussione le mie idee e con il tempo sono diventata una liberale, liberista e libertaria convinta.
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