E' da diversi anni che in Italia la fecondazione eterologa è diventata legittima ma di recente il Consiglio di Stato con il Ministero della Salute ha comunicato che da questo momento in poi si dovrà rispettare un preciso regolamento europeo. Cosa prevede? Dei limiti quantitativi e di età, così da preservare la salute di donatori, donatari e del nascituro: ecco tutto quello che c'è da sapere.

Che cos'è la fecondazione eterologa

La fecondazione eterologa viene chiamata anche fecondazione mediante ovodonazione, è una forma di procreazione medicalmente assistita che consiste nel ricorrere agli ovuli di una donatrice per cominciare una gravidanza, realizzando il proprio desiderio di maternità quando non si riesce a rimanere incinte in modo naturale. In questo processo gli ovuli della donatrice vengono fatti fecondare dagli spermatozoi della coppia e successivamente vengono trasferiti nella ricevente, permettendole così di avere dei figli. Il seme maschile o l'ovulo femminile, dunque, non appartengono a uno dei genitori ma proviene da un donatore esterno, non a caso questo procedimento viene consigliato quando si riscontra infertilità assoluta di uno dei due partner. A spingere una donna ad affidarsi alla fecondazione eterologa possono esserci anche l'età avanza, un deficit ovarico, malattie ereditarie, il fallimento della fecondazione in vitro o aborti spontanei ripetuti. Deve essere però il medico a stabilire se intervenire con questa tecnica o meno dopo aver analizzato la storia clinica dei pazienti. Solo nel caso in cui sussistono delle problematiche non risolvibili si potrà dare avvio all'iter della fecondazione.

Le nuove regole per la fecondazione eterologa

E' dal 2014 che in Italia la fecondazione eterologa è diventata legittima ma solo di recente il Consiglio di Stato ha accettato il regolamento europeo che prevede dei limiti d'età ben precisi per tutelare la salute di donatori, donatari e del nascituro. Per la donna è di 25 anni, mentre per l'uomo di 35 e, come se non bastasse, è stato imposto un limite quantitativo alla donazione degli ovociti e dei gameti maschili, così da evitare che nascano bambini con lo stesso patrimonio genetico, anche se solo in parte. L'obiettivo è evitare che ci sia consanguineità tra quelli nati dagli stessi donatori. Per il Consiglio sarà poi fondamentale verificare questi limiti quantitativi e di età con una cadenza periodica.