La storia di Faiza Heidar è la storia di un sogno che si realizza grazie alla determinazione e al talento. Cominciando dal basso lei è riuscita a fare carriera nel suo mondo, quello sportivo e ad aggiudicarsi un primato che mai nessuna aveva raggiunto: allenare una squadra maschile. Questa vittoria è importante ancora di più perché si inserisce nel quadro di un Paese dove la figura della donna è ancora controversa. Siamo in Egitto, una terra dove si fa fatica a debellare la disuguaglianza di genere e dove le violenze e le umiliazioni subite dalle donne, in famiglia e in società, sono all'ordine del giorno. Il Global Gender Gap Report 2020 rivela che il Paese è al 134esimo posto su 153 e rivela dati sconfortanti, seppur in lieve miglioramento. Il tasso di alfabetizzazione è ancora al 65% e solo il 24,7% delle donne fa parte della forza lavoro, di cui circa il 20% con un contratto part-time. Inoltre, pochissime donne ricoprono ruoli manageriali (7,1%). Le leggi ancora impongono alle donne di non poter possedere terreni e capitali e si stima che il reddito di un uomo sia mediamente 3,8 volte quello di una donna. C'è tanto potenziale non sfruttato, tanta disuguaglianza, per questo la storia di Faiza Heidar è una luce di speranza.

Il primato di Faiza Heidar

Tanto ancora può e deve essere fatto per garantire alle donne egiziane una qualità della vita pari a quella degli uomini e pari possibilità di lavoro, istruzione e carriera. La storia di Faiza Heidar è un segnale decisamente positivo. Cresciuta giocando a calcio, nonostante sua madre fosse contraria, si è fatta notare ed è diventata capitano della Nazionale femminile egiziana. Ma ora la sua passione l'ha portata ancora più in alto e persino sua madre si è ricreduta, appoggiando le sue scelte: è stata ingaggiata dall'Ideal Goldi di Giza, un club della quarta categoria. È dunque la prima donna ad allenare uno dei club maschili professionisti del suo Paese. Intervistata da Reuters ha ammesso che temeva di non essere presa sul serio, visto che quei ragazzi non erano abituati a confrontarsi e a lasciarsi guidare da una donna. Ma poi tutti si sono resi conto che lei era lì per migliorare le loro capacità, per renderli ancora più forti sul campo e che nulla c'era di diverso dal punto di vista dell'insegnamento, tra lei e un allenatore maschio. «È un'esperienza speciale, nuova e unica nel suo genere. Il capitano ha una forte personalità. Non vediamo differenze tra allenatori maschi e allenatori femmine. Lei è molto preparata, trarremo beneficio dall'averla qui», ha detto uno dei ragazzi. E a fargli eco è stata proprio Faiza Heidar, che ha lanciato un messaggio di uguaglianza generale, non solo legato al sesso: «Non vedo differenze né tra maschi e femmine né tra bianchi e di colore né tra cristiani e musulmani. E non lo dico perché sono una donna. Non importa a quale religione appartiene un giocatore né da dove viene né a quale gruppo appartiene». E infatti, come hanno testimoniato i suoi giocatori, lei è lì unicamente grazie alle sue capacità.