La pandemia ha bloccato a casa tanti lavoratori, impossibilitati a svolgere le loro mansioni come di consueto, secondo quella “normalità” che ora come ora appare così lontana e stravolta. Tutta la filiera dell'organizzazione eventi ha conosciuto una grande crisi, con notevoli ripercussioni sull’economia del Paese. Le perdite in questi mesi sono state ingenti e l’immobilismo professionale che si è venuto a creare potrebbe andare avanti ancora parecchio. Proprio per questo motivo aziende, liberi professionisti e imprenditori hanno fatto fronte comune per chiedere aiuti concreti alle istituzioni, affinché la problematica che li ha investiti venga affrontata in modo tempestivo. Portavoce di questo comitato spontaneo no profit, che ha preso il nome di FEU (Filiera Eventi Unita) è il wedding planner Enzo Miccio.

«Per troppo tempo la filiera Eventi è stata invisibile»

FEU raggruppa tutti i professionisti del settore degli Eventi che da mesi non lavorano a causa delle restrizioni per il contenimento della pandemia. È il primo movimento in Italia a tutela di questo settore, entrato in una crisi senza precedenti. Si parla di 560.000 posti di lavoro a rischio e di un fatturato in calo del 70%. Enzo Miccio ha abbracciato la causa di aziende, imprenditori e liberi professionisti che oggi chiedono una maggiore considerazione dei loro problemi. Il comitato parte dunque dal basso, da esigenze concrete e problemi reali che stanno vivendo gli italiani. A Fanpage.it Miccio ha spiegato: «L'idea è partita da un mio collaboratore con una grande esperienza alle spalle, che è Adriano Ceccotti, fondatore di questa associazione». L'anno nero che volge al termine ha messo tutti a dura prova, per questo FEU chiede azioni concrete di supporto, che il wedding planner ha illustrato nell'intervista: «Innanzitutto visibilità: per troppo tempo la filiera Eventi è stata un po' una Cenerentola, pensando che matrimoni ed eventi si possano rimandare, senza pensare a tutto quello che c'è dietro. La richiesta è di aiuti per l'intera filiera senza distinzioni a prescindere dal codice ATECO (che ho trovato la prima grande ingiustizia), detassazione fino a termine emergenza, rateizzazione di debiti col fisco, la sospensione dei mutui e la proroga della cassa integrazione, reddito di emergenza alle partita IVA e sostegni a fondo perduto».

«Perché dobbiamo essere esclusi?»

In questi mesi non c'è stato un aiuto adeguato per far fronte alla grave crisi in atto. Miccio ha espresso delle perplessità, in merito alla cassa integrazione, unica misura concreta che però ha rivelato delle lacune: «Poche centinaia di euro e nemmeno a tutti. Dei miei dipendenti qualcuno non ha ancora incassato quella di marzo». Ma il suo più grande rammarico è la scarsa considerazione di cui il settore ha goduto, messo a fanalino di coda di tutta l'economia in crisi: «Avere visibilità è far parte di quelle aziende che meritano il rispetto, per quello che fanno. Basta considerare i numeri: gli Eventi fanno il 2-2,5% del PIL nazionale. Non è poco. Perché dobbiamo essere esclusi? Perché dobbiamo essere considerati di seconda importanza?».

«Abbiamo davvero bisogno di una mano»

I lavoratori sono attualmente molto scoraggiati, stanno perdendo fiducia e non si sentono affatto protetti dalle istituzioni: questo fa venire meno anche la voglia di pianificare e progettare un'eventuale ripartenza, che si spera possa avvenire quanto prima. E questo settore di pianificazione ci vive, come ha spiegato l'esperto: «Noi non è che alziamo la serranda e ci arrivano gli eventi. L'evento va pianificato in mesi: io ne impiego anche dieci per organizzare un matrimonio. Il rischio ormai non riguarda più solo la stagione 2020: quella ce la siamo giocata tutti noi. Il rischio è la stagione 2021. Non ci possiamo permettere un'altra stagione così. Io ho affitti di capannoni, affitti dello studio, i mezzi, stipendi da pagare: abbiamo davvero bisogno di una mano».

«Non possiamo permetterci di perdere il 2021»

Farsi sentire dalle istituzioni è il primo passo per mettere a punto un programma efficace di ripartenza, che ad oggi manca ed è questo il vero problema: «Non essendoci un sentimento di fiducia da parte del Governo noi facciamo fatica a pensare di ripartire nel 2021. Come potrebbe una sposa cominciare a organizzare il proprio matrimonio in un momento così, con tutte queste incertezze che vengono anche dal Governo, dal Ministero della Sanità, tante informazioni contrastanti. Non c'è serenità nel cuore degli italiani». Senza certezze, senza supporto e senza fiducia non si va da nessuna parte: il protrarsi di questo stato porterebbe ad avviare una lenta ripresa solo a 2021 avanzato, con conseguente spostamento degli eventi al 2022. Il pericolo che FEU vuole scongiurare è esattamente questo: «Non possiamo permetterci di perdere il 2021, è una paura molto concreta. Ci dicevano che avremmo fatto il doppio, ma non è così: un evento che passa, è passato, non si recupera. Però coloro che dovrebbero mettere in cantiere adesso un percorso di organizzazione per un giorno importante, non se la sentono, perché hanno paura di rischiare».

«Adesso servono i fatti»

Difficile fare previsioni, anche se Miccio si è detto cautamente fiducioso. Lui in questi mesi ha cercato di rassicurare gli italiani attraverso i social, cercando di mantenere alto l'umore, scaldare i loro cuori e lanciare messaggi di speranza, ma adesso c'è bisogno di altro: «Ho detto: "Non mollate, ce la faremo". Ma adesso inizia a essere difficile essere credibili. Non sono più credibile, abbiamo bisogno di fatti. Non è più sufficiente che Miccio dica: ce la faremo. Serve qualcuno che ce lo comunichi in modo ufficiale, con un disegno concreto che faccia sì che queste aziende non muoiano e con un protocollo chiaro che consenta di andare avanti».