Il critico d'arte Gillo Dorfles lo definì "il Duchamp della moda" per le sue creazioni pop, ironiche e a modo loro visionarie. Elio Fiorucci ha ridefinito lo stile degli anni Settanta e Ottanta con il suo stile giocoso: a lui è dedicato l'ultimo episodio di Made Italy, la serie tv che racconta la nascita delle grandi case di moda italiane negli anni Settanta. Nelle boutique sparse per il mondo di Fiorucci sono passati artisti del calibro di Andy Warhol e Keith Haring, mentre Bianca Jagger e Grace Jones erano orgogliose testimonial dei suoi jeans attillati. Per due decadi il marchio con gli angioletti ha rivoluzionato la moda a colpi di colore, stampe e irriverenza.

Una rivisitazione degli angeli del logo Fiorucci
in foto: Una rivisitazione degli angeli del logo Fiorucci

I negozi di Fiorucci erano un ritrovo di artisti

La storia di Fiorucci iniziò a Londra nel 1965: in quel momento era una città in pieno fermento, tra la boutique di Biba e quella di Mary Quant, Carnaby Street e gli artisti di Chelsea. Milano invece era ancora una città industriale: le grandi case di moda sarebbero nate solo nel giro di qualche anno. Anticipando i tempi, Fiorucci aprì un primo negozio in Galleria Passerella: un luogo in cui si trovavano abiti, ma anche oggetti d'arredamento, gadget e libri. In poche parole, l'antesignano del concept store.

La collaborazione tra Fiorucci e lo Studio 54 a New York
in foto: La collaborazione tra Fiorucci e lo Studio 54 a New York

Nel 1974 arrivò il secondo negozio: a quel punto Fiorucci produceva già vestiti e jeans, come i mitici Buffalo, aderenti e elasticizzati. Le sue boutique negli Stati Uniti erano frequentate da artisti come Andy Warhol, Truman Capote (lo scrittore di "Colazione da Tiffany") e Madonna, che si esibì lì quando era solo una promettente cantante agli esordi. Un'intera generazione voleva indossare i suoi celebri jeans, incluse due clienti abituali dei suoi negozi statunitensi – la cantante Grace Jones e Bianca Jagger – che diventarono le migliori testimonial dei suoi pantaloni fascianti. Perfino lo Studio 54, la leggendaria discoteca newyorkese, chiese aiuto a Fiorucci per l'organizzazione del party di lancio della stagione.

Elio Fiorucci con Andy Warhol nel 1978
in foto: Elio Fiorucci con Andy Warhol nel 1978

Il successo internazionale e il declino di Fiorucci

Negli anni Settanta i vestiti di Fiorucci erano uno status symbol: giovani, sexy, anticonformisti. Mescolavano denim e plastica, oro spalmato e fantasie colorate. Tutti volevano un capo con i due angioletti simbolo del marchio, ma i negozi Fiorucci non vendevano solo vestiti: erano il set di performance artistiche e happening. Nel 1983, per esempio, Fiorucci chiese a Keith Haring di dipingere le pareti del negozio. Negli anni Ottanta Fiorucci lanciò campagne pubblicitarie di grande impatto, non di rado giudicate "scandalose".

Ma la parte finanziaria non era mai stata centrale per Elio Fiorucci: con il finire degli anni Ottanta declinò anche il nome del brand, rilevato prima dai fratelli Tacchella di Carrera Jeans e poi dalla giapponese Edwin International. Nel 2015 il marchio perse la linfa vitale del suo fondatore, che aveva continuato a curarne le linee: Elio Fiorucci è morto nel 2015 a ottant'anni, dopo aver dato una mano di colore al mondo della moda, donando un po' di leggerezza e di irriverenza anche al settore più patinato e snob.

Elio Fiorucci
in foto: Elio Fiorucci