Ricoprire una carica pubblica richiede una grande attenzione verso la propria immagine, affinché agli occhi di chi guarda l’apparenza suggerisca sempre sicurezza, affidabilità, intelligenza. La sciatteria non è ammessa, guai a presentarsi davanti alle telecamere impacciati o trasandati: bisogna essere impeccabili e risultare vincenti già dal primo sguardo. E lo sapeva bene Lillian Brown, che per anni si è occupata dell’immagine di ben nove presidenti, curando in realtà anche il loro modo di parlare, la loro dizione e il loro portamento. Insomma, è stata una vera e propria consulente d’immagine per 40 anni, lavorando per Dwight D. Eisenhower passando per Richard M. Nixon e Ronald Reagan fino a Bill Clinton. Si sono affidate alle sue sapienti mani anche le First Lady Jacqueline Kenndy e Eleanor Roosevelt, che la preferivano a qualunque truccatore esperto. Non aveva una formazione specifica in questo senso la Brown, che però sapeva esattamente cosa fare sul viso delle persone di potere che si ritrovava di fronte e lo ha fatto fino all'età di 95 anni, quando si è ritirata. La donna è venuta a mancare: aveva 106 anni.

I segreti di Lillian Brown

Prima di arrivare alla Casa Bianca Lillian Brown aveva conosciuto e approfondito il mondo televisivo in qualità di conduttrice, negli anni Cinquanta. Già all'epoca si era fatta notare anche come truccatrice: si occupava del look dei suoi ospiti prima della messa in onda. Sapeva quanto fosse importante la presentazione davanti alle telecamere. I presidenti cominciarono a chiamarla alla Casa Bianca prima delle apparizioni, compreso il disinvolto John F. Kennedy: la Brown ha rivelato tempo dopo che aveva dovuto lavorare molto con lui, affinché sembrasse naturale in televisione. E che dire della passione di Ronald Reagan per il rosso: fu la Brown a convincerlo che non era appropriato. Proprio la scelta dei colori da indossare era un punto importante su cui la donna batteva molto: no al rosso e al bianco, sì al grigio, al blu e al nero, mai righe e stampe. La sua regola fondamentale era far sì che l'abito non prendesse mai il sopravvento sulla persona. Al Times aveva detto: «Il mio obiettivo è far sembrare le persone esattamente quello che sono». Il suo kit di lavoro, infatti, era davvero essenziale: cipria, correttore, fondotinta liquido e kleenex. Portava inoltre sempre con sé una cravatta scura, qualora la scelta del presidente fosse caduta su un modello troppo lucido e dei calzini neri lunghi: guai a mostrare la caviglia quando si parla in diretta nazionale.