Dieting vuol dire ossessione per la dieta. Essere inflessibili, non contemplare alcuna possibilità di sgarrare il regime alimentare che si sta seguendo fino a compromettere anche la propria vita sociale. Letteralmente in realtà dieting vorrebbe soltanto dire essere a dieta, ma negli ultimi anni il significato di questa parola ha assunto una connotazione differente. Un corpo snello e in forma a tutti costi è l'obiettivo di chi ‘soffre' di dieting. Le virgolette sono obbligatorie in questo caso perché non si tratta di un disturbo psicopatologico riconosciuto: "Non rientra in una patologia di ambito psicologico o psichiatrico – ha spiegato a Fanpage.it la dottoressa Simona Calugi, psicologa psicoterapeuta e presidente dell'AIDAP (Associazione Italiana Disturbi dell’Alimentazione e del Peso) – Il termine tecnico sarebbe restrizione dietetica, intesa come atteggiamento di controllo sull'alimentazione finalizzato al controllo del peso e della forma del corpo. E può essere l'espressione di un problema legato a un disturbo dell'alimentazione come l'anoressia nervosa o la bulimia nervosa o il disturbo da binge eating". 

Come riconoscere il dieting

Quando la dieta diventa quasi una dipendenza, quando pur di raggiungere un certo peso o una certa forma fisica siamo pronti a rinunciare a ogni cosa, possiamo parlare di dieting. "Una caratteristica di questo atteggiamento è il fatto che ci si impone delle regole dietetiche estreme e rigide, molto difficili, se non impossibili da rispettare – chiarisce la dottoressa Calugi – E se non posso mai sgarrare, se non posso mai rompere le regole che io stessa ho imposto, il dieting può diventare un limite per la vita sociale". Quasi sempre chi vive perennemente a dieta ha alle spalle un sistema di valutazione di sé basato sul peso e sulla forma del corpo: "Controllare l'alimentazione – spiega la dottoressa – ci fa sentire in grado di controllare tutto e sentiamo anche che migliore sarà il nostro aspetto e più basso sarà il nostro peso, maggiore sarà il nostro valore". Anche se il singolo episodio non è indicativo di un problema, ma sono la ripetizione e la rigidità da tenere sotto controllo, è bene che la soglia di attenzione, soprattutto se si tratta di adolescenti, sia altissima: "Non abbiamo ancora dei risultati o degli studi significativi su questa modalità di comportamento. Quel che sappiamo con certezza è che se un ragazzo o una ragazza durante l'adolescenza segue qualsiasi tipo di dieta, aumenta di 8 volte il rischio di andare incontro a un disturbo alimentare come anoressia nervosa o bulimia nervosa".

Come evitare che si trasformi in anoressia nervosa

Di disturbi alimentari in Italia ne soffrono circa 3 milioni di persone, di cui il 90% sono donne. E il dieting può essere in qualche modo un precursore di patologie gravi come l'anoressia nervosa o la bulimia nervosa: "Talvolta il dieting si risolve anche in maniera autonoma dopo qualche mese, ma in generale un comportamento ossessivo nei confronti della dieta può essere una manifestazione di un problema più importante. Solitamente ci sono anche altri segnali, come la tendenza a salire frequentemente sulla bilancia e esagerare con lo sport".  Sono tanti gli elementi che ci possono fare capire che siamo in presenza di un atteggiamento potenzialmente rischioso: "Il modo migliore per affrontarlo è rivolgersi a uno psicologo-psicoterapeuta specializzato nel trattamento dei disturbi dell'alimentazione. Non sarà facile, soprattutto se si tratta di adolescenti, ma l'obiettivo deve essere proprio far mettere a fuoco che siamo in presenza di un problema. Solitamente quando questo aspetto della vita diventa così preponderante anche il resto inizia ad andare male: non esisteranno più pranzi, cene, aperitivi, perché tutti vietati dalla dieta auto imposta. E poi anche l'umore sarà inevitabilmente compromesso". Se notiamo alcuni di questi segnali di allarme è bene evitare di fare costrizioni a tavola nei confronti della persona che li manifesta, si rivelerebbe un atteggiamento infruttoso: "Il mio consiglio – conclude la dottoressa – è sempre cercare di andare più a fondo possibile, il comportamento a tavola è solo l'espressione di un problema più grave. Rivolgiamoci sempre a un professionista".

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