Siamo tutti sotto pressione. Da quando la pandemia da Coronavirus ha iniziato a condizionare ogni aspetto della nostra vita è questa la sensazione che tutti noi ci sentiamo cucita addosso. Mentre la scorsa primavera riuscivamo ancora a coltivare la speranza che entro la fine dell'anno sarebbe finita, oggi sappiamo che è meglio non fare programmi. Il vaccino è pronto, ma intanto abbiamo avuto una seconda ondata, forse anche più grave della prima, una sfilza di DPCM, le scuole chiuse, la vita sociale azzerata e il Natale cancellato. Oltre al numero delle vittime, più di 70mila in Italia da marzo a oggi, a fare rumore è anche l'aumento del numero di persone che soffrono di disturbi psichici. "Siamo verosimilmente vicini al triplo di casi di depressione rispetto a quelli presenti prima della pandemia" ha detto il professor David Lazzari, presidente del Consiglio Nazionale dell'Ordine degli psicologi.

Professore sin dall'inizio della pandemia gli effetti psicologici del virus, nonostante le raccomandazioni di voi esperti, sono stati piuttosto trascurati. Per affrontare questi giorni di Natale, cercando di abbattere il più possibile i rischi di una terza ondata, i provvedimenti del Governo sono stati ancora più restrittivi. Ma quali sono gli effetti di questa continua pressione psicologica?

L’Italia sembra un Paese incapace di agire in modo preventivo, che si muove solo quando i ponti crollano. Con gli aspetti psicologici della pandemia sta facendo così: perché si tratta di un disagio che solo a volte diventa tragedia. Il più delle volte le persone stanno male nel silenzio del loro privato, non lo gridano in piazza, non fanno manifestazioni. Anche se il malessere psicologico in molte persone diviene aggressività relazionale e sociale, alimenta comportamenti antisociali, ma si vedono gli effetti e non le cause. Poiché i livelli di disagio hanno raggiunto picchi mai registrati prima ci dobbiamo aspettare che essi si tramuteranno in un'ondata di disturbi psichici, un aumento delle malattie fisiche che hanno negli aspetti psicologici un fattore di rischio, un aumento delle situazioni di conflitto, di comportamenti disfunzionali nei diversi contesti di vita. E il costo economico di tutto questo sarà piuttosto alto in base agli studi disponibili.

Chi sono i soggetti più fragili? Quelli che potrebbero fare fatica a sopportare il peso del Natale in solitudine e di questo clima così pesante da così tanti mesi?

Ci sono i soggetti legati direttamente al Covid, le decine di migliaia di ricoverati in ospedale, le oltre 100 mila persone contagiate in isolamento, il milione di sopravvissuti alla malattia, i parenti dei circa 70 mila deceduti, e poi le fasce più vulnerabili della popolazione, come i bambini con problemi, gli anziani,  e in generale tutte le persone che hanno accumulato in questi mesi un livello di malessere che è diventato dolore psicologico.

I casi di depressione sono aumentati?

Le stime ci dicono che i casi di depressione sono più che raddoppiati in questi mesi, soprattutto dopo l’estate e ora siamo verosimilmente più vicini al triplo di quelli presenti prima della pandemia, stimati al 5%. Una indagine europea fatta a settembre ha stimato in Italia il 18% di persone con sintomi depressivi.

C'è il rischio che molte persone stanche dei divieti e della confusione, spesso scatenata anche dai titoli di giornale, perdano di vista i rischi del virus e mettano a repentaglio la propria salute con dei comportamenti scorretti?

Direi che più che un rischio è una certezza, del resto lo vediamo tutti i giorni. Certi comportamenti non sono giustificabili perché mettono a rischio tutti, oltre ai diretti interessati, ma si comprendono proprio per i motivi che ha citato. Del resto la comunicazione non aiuta, perché è per lo più confusiva oltre ad essere allarmistica e ripetitiva. Gli studi psicologici sulla comunicazione efficace nelle emergenze li abbiamo diffusi, ma i media inseguono l’audience, che ha altri criteri.

Lei afferma che la comunicazione è confusiva e allarmistica. Quale dovrebbe essere invece il modo giusto per parlare ai cittadini in caso di emergenze come queste, per trasmettere l'importanza del rigore ma senza rischiare di generare panico? 

Gli studi esistenti ci dicono che la comunicazione efficace, quella che promuove comportamenti più responsabili e maggiore cooperazione, deve essere chiara, non confusiva, il più possibile onesta, ed empatica. La ripetitività quasi ossessiva, l'allarmismo, il limitarsi a far parlare gli esperti in libertà forse sono utili all'audience ma non alla buona gestione della pandemia

Quali consigli darebbe a chi sta vivendo questo periodo natalizio in maniera particolarmente negativa? 

Darei tre consigli: ricordarsi che tutti abbiamo risorse inesplorate, che quando si arriva al fondo del pozzo ci si può dare una spinta per risalire, ovvero aiutarsi. Ma anche non chiudersi, parlare con persone disponibili, condividere i propri stati d’animo, costruirsi dei momenti positivi facendo qualcosa che ci fa piacere, trovando motivi di gratitudine. Infine farsi aiutare se serve, non vergognarsi di chiedere l’aiuto di un esperto, tutti possiamo averne bisogno, non è questione di debolezza, anzi è segno di forza capire quando serve aiuto.

Le informazioni fornite su www.fanpage.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
i