La bellezza. Classica, moderna, contemporanea, il fondamento e punto d’arrivo dell’arte figurativa, musicale, cinematografica, ma anche letteraria, filosofica o prettamente estetica. È su questo concetto così ampio e dibattuto che in questi giorni, a Verona, sta andando in scena un Festival che vede scambiarsi sul palco personalità e artisti del panorama nostrano. Basta dare un’occhiata al programma, però, per accorgersi subito di una stortura piuttosto macroscopica: su 21 ospiti, 19 sono uomini. Un intero palinsesto modellato sulla concezione della bellezza filtrata dallo sguardo maschile come a dire, ancora una volta, che la donna resta oggetto del discorso e non soggetto attivo.

Eros e bellezza: da miti assoluti a tifoseria di parte

Parlare di bellezza e di eros teorizzandoci su, tenendo presente solo le lezioni impartite dagli uomini, rende i concetti stessi di parte, non più assoluti come si vuol far credere. E qui stiamo parlando di terreni scivolosi, temi su cui qualunque civiltà si scontra da anni tentando di trovare una quadra che non c’è. Perché la bellezza muta con tempi e latitudini, così come l’eros che è talmente personale da sfociare nel grottesco sotto lo sguardo di alcuni. Ma è proprio lo sguardo che è al centro del discorso. C’è un filo rosso che collega le polemiche che hanno tenuto banco nell’ultima settimana: le invettive contro la modella di Gucci , Armine Harutyunyan, Elly Schlein che, dopo essere comparsa sull'ultima copertina dell'Espresso ha ricevuto insulti sul suo aspetto fisico via Twitter dal prof. Gervasoni e, ora, il Festival della Bellezza di Verona. Tutte e tre le discussioni hanno tentato di incasellare rigidamente il concetto di bellezza dentro canoni che non esistono più, implosi sotto il peso e i rivoli delle sfaccettature. Ma la cosa che resta primaria, in questi giorni di polemiche su volti femminili noti e meno noti, è che parlare di bellezza sembra spetti ancora esclusivamente all’uomo.

Dalla modella di Gucci a Elly Schlein, se la bellezza è stuzzicare la libido

Si torna, ancora una volta, a mettere la donna in una posizione subordinata, dove la sua avvenenza fisica ha bisogno di essere validata e legittimata. Una specie di Santa Inquisizione di noartri dove “ma che è, n’omo?” diventa il sigillo che spazza via qualunque retorica. Eppure noi di quella che considerano retorica ne abbiamo drammaticamente bisogno. Ci si può sperticare in lungo e in largo su quanto sia preparata, brillante, determinata Elly Schlein, ma se il suo aspetto fisico non stuzzica l’ombelico maschile tutto questo è secondario. Così come la modella di Gucci che, anche lei, di certo non ha passato il casting che gran parte del mondo maschile mette in scena quando qualunque donna passa su un post o su una copertina di giornale. La bellezza di due donne che non incontra la libido maschile, che non scatena impulsi sessuali, non è bellezza. E appunto di bellezza si ha l’ardire di parlare a Verona, città che così diventa simbolo dello sdoganamento dell’uomo soggetto pensante e della donna oggetto ricevente. Perché parliamoci chiaro, sentire ancora dire che “la Bellezza è donna”, pensando che questo possa compiacere la platea femminile è piuttosto triste. Non lamentiamoci di quanto siano sterili i panel a cui assistiamo, di quanto triti e ritriti siano i palcoscenici in giro per i festival del Paese se non riusciamo a cogliere punti di vista che escono dal solco della tradizione. Immaginate quanto fertili possano diventare le discussioni aperte ai generi, alle latitudini, alle età diverse. Un terreno fecondo da cui tirare fuori innovazioni e spunti su cui lavorare come intera società, organismo vivo e pensante. La storia però insegna che alcuni cambiamenti si mettono in atto con la lotta. Non serve imbracciare le armi, piuttosto boicottare i panel che non considerano le donne interlocutrici e intrattenitrici degne di un loro pubblico, silenziare gli odiatori seriali del web, spegnere le polemiche intorno all’aspetto fisico di una donna in politica. È la bellezza di prendersi la scena.