In tempi di crisi spopolano i rossetti. O almeno così è stato fino ad ora. Nel 2001, dopo l'attacco alle Torri Gemelle e in piena recessione, Leonard Lauder, allora CEO del brand Estée Lauder, coniò il termine Lipstick Index per indicare come nel periodo incerto e difficile che si stava vivendo le donne trovassero rifugio nel rossetto, un cosmetico intramontabile in grado di influenzare in positivo il loro umore, facendo aumentare notevolmente le vendite. Ma il 2001 non è stato il primo anno ad assistere all'incremento della vendita dei rossetti in un momento di crisi: già nel 1929, nel periodo della Grande Depressione, il mondo della cosmetica e in particolare i rossetti vissero un boom con un aumento delle vendite del 25%. Insomma, la borsa crolla, l'economia è in bilico ma le donne comprano rossetti. Ma cosa è successo nell'ultimo anno?

Cos'è il Lipstick Index

Nel corso della storia si assiste a un fenomeno curioso: quando l'economia crolla, in tempo di crisi e incertezza, le donne comprano i rossetti. Le analisi di mercato parlano chiaro: se tutto rallenta la vendita dei rossetti esplode. Quando non ci si può permettere di comprare beni di lusso si acquistano cosmetici di qualità a piccolo prezzo: i rossetti sono in vetta alla classifica dei prodotti di bellezza più venduti in questi momenti di crisi, in grado di dare un po' di colore alle giornate tristi e di influenzare positivamente l'umore. Questa teoria è stata chiamata proprio lipstick effect, effetto rossetto, e nel corso degli anni abbiamo visto questo fenomeno ripetersi in diverse occasioni.

La vendita dei rossetti durante i periodi di crisi

La prima volta che la vendita dei rossetti è schizzata alle stelle è stata durante la Grande Depressione: tra il 1929 e il 1933 infatti l'industria cosmetica non ha subito arresti come invece è successo in altri settori. Durante la Seconda Guerra Mondiale la Royal Ordnance Factories ordinò cosmetici per un valore di 1000 sterline da inviare al fronte in quanto riteneva che fossero prodotti necessari per migliorare l'umore delle soldatesse, così come il tabacco lo era per i soldati.

Alla fine della guerra poi, negli anni'50, il rossetto rosso ebbe un vero e proprio boom, diventando il simbolo di rinascita e di ripartenza. Poi nel 2001: dopo l'attentato alle Torri Gemelle e durante la grande recessione il brand Estée Lauder ha notato come le vendite del rossetto fossero addirittura incrementate dell'11%. È proprio da qui che nasce il termine Lipstick Index, coniato dal CEO del brand. Nel 2008, dopo il fallimento del colosso Lehman Brothers e l'inizio di una crisi economica mondiale, le vendite dei prodotti make up subirono nuovamente un aumento. Negli ultimi 100 anni quindi si è ripetuto sempre lo stesso schema: alla crisi seguiva sempre un'impennata di vendite di rossetti. Ma nell'ultimo anno qualcosa è cambiato.

Lipstick Index: il Covid cambia il mondo della bellezza

Fino ad ora non era mai successo, ma la crisi causata dal Coronavirus ha ribaltato le carte in tavola. Secondo un report di Maggio 2020 di McKinsey & Company l'industria cosmetica ha subito una perdita del 30%: il rossetto sembra essere il cosmetico meno acquistato degli ultimi tempi ed è facile capire il perché. Chi lavora in smartworking spesso non si trucca o si trucca di meno, nonostante ritagliarsi un momento per prendersi cura di sé anche a casa sia un toccasana per l'umore. Chi invece è tornato a lavorare in ufficio o nei negozi indossa sempre la mascherina, e di conseguenza le vendite dei rossetti rallentano: non è più il lipstick ad essere il piccolo bene di lusso abbordabile. Sembra infatti che le vendite si stiano concentrando su smalti e mascara, che possono essere indossati, e mostrati, senza il rischio di macchiare la mascherina né di trasformare il trucco labbra in effetto joker. Saranno in grado questi due prodotti di migliorare l'umore grigio così come lo fa un rossetto?