Pillola contraccettiva, preservativo, spirale intrauterina, cerotto ormonale: sono tutti metodi contraccettivi utili per evitare gravidanze indesiderate e la trasmissione di malattie veneree. L’Italia, purtroppo, secondo una classifica presentata dall'Ippf, International Planned Parenthood Federation, è agli ultimi posti in Europa per quanto riguarda le politiche rivolte alla Salute e ai diritti sessuali riproduttivi.

Peggio del nostro paese ci sono solo Cipro, Romania, Lituania e Repubblica Ceca. La contraccezione non è dunque una delle priorità dell’agenda politica italiana e la situazione è praticamente invariata da almeno due anni. Mancano campagne di sensibilizzazione, il personale sanitario non è preparato in modo adeguato, i consultori stanno cominciando a scomparire e soprattutto si sottovaluta l’importanza dell'insegnamento dell'educazione sessuale nelle scuole. Un'indagine condotta dalla Società italiana di ginecologia e ostetricia ha rivelato che il 68% delle donne italiane non conosce alternative antifecondative diverse dalla pillola.

Nella maggior parte dei casi manca dunque l’informazione, anche se nel nostro paese si tratta anche di una questione etica. “Quando la sessualità è slegata dalla riproduttività viene considerata disdicevole e in questo l'influenza della Chiesa interviene quotidianamente. Inoltre, sono portate avanti anche alcune credenze tribali. Ad esempio non c'è alcuna evidenza scientifica a indicare che la pillola vada di tanto in tanto sospesa perché dannosa”, ha Elisabetta Canitano, ginecologa e presidente della Onlus Vita di donna. Secondo l'Ippf, gli Stati più “preparati” sul tema della contraccezione sono la Germania, l’Olanda, la Danimarca e la Svezia, dove di recente la sanità pubblica ha previsto un rimborso a totale copertura degli anticoncezionali per le ragazze fino ai 21 anni.