Quante volte paragoniamo la nostra vita con quella degli altri, che siano amici, familiari o anche personaggi famosi? Quante volte prendiamo i nostri risultati e li poniamo su una bilancia immaginaria con quelli di qualcun altro? Confrontarsi con gli altri può essere un importante stimolo a migliorarci e può avere anche dei risvolti positivi, ma in alcuni casi il confronto continuo smette di essere costruttivo e può diventare patologico. E l'erba del vicino, nonostante tutti i tentativi, continuerà ad apparirci sempre più verde della nostra. "Paragonare la nostra vita con quella di altre persone è in qualche modo una necessità. Lo facciamo sempre, è un modo di relazionarci al prossimo e anche di costruire la nostra identità – ha spiegato a Fanpage.it la dottoressa Patrizia Mattioli, psicologa, psicoterapeuta, membro della Società Italiana di Terapia Comportamentale e Cognitiva – Ma bisogna fare attenzione a scegliere i modelli".

Il primo modello di confronto? I genitori

Il primo metro di paragone è quasi sempre la famiglia. Si iniziano ad assurgere a modelli di riferimento i propri genitori e poi via via si allarga il cerchio: "Durante l'adolescenza invece tendiamo a selezionare dei modelli che ci sembrano funzionare bene, che hanno delle risorse per raggiungere determinati obiettivi che condividiamo". Si inizia così da ragazzi a mettere in campo delle capacità per assomigliare a tali modelli, come l'imitazione. "Ci confrontiamo continuamente con questi nostri punti di riferimento, tentando di migliorare noi stessi. Per questo motivo non possiamo dire che paragonarci a qualcun altro sia necessariamente sbagliato".

Scegliere un modello adeguato

Diventa pericoloso mettere in pratica continuamente questa dinamica di confronto, quando il modello che scegliamo è troppo lontano da noi. "Bisogna scegliere di relazionarsi con modelli che ci somiglino. Se sono troppo distanti al punto da essere idealizzati, dal confronto non potremmo che uscirne perdenti". È fondamentale dunque conoscersi a fondo, sapere quali sono le nostre caratteristiche ed evitare di andare dietro a persone le cui vite hanno preso tutt'altre direzioni rispetto alle nostre. "Rischiamo di essere penalizzati e di percepire tutto al negativo. E poi anche l'autostima, che è il risultato del rapporto tra come siamo e come dovremmo essere, rischierebbe di scendere sotto zero". 

Evitare di essere troppo severi o rigidi

Il problema nasce soprattutto se il confronto diventa l'unico nostro metodo di valutazione: "Non dobbiamo irrigidirci – spiega la psicologa – Nè considerare il paragone con gli altri l'unico modo in cui ci giudichiamo. Si tratta di un criterio troppo esterno a noi". Per questo motivo è bene ogni tanto ricentrarci, partire dai nostri punti di forza, a prescindere da come sono giudicati all'esterno. "Focalizziamoci sulle nostre risorse personali, su quelle su cui non abbiamo dubbi. Partiamo da qualcosa che ci riconosciamo e diamo più risalto alle qualità anziché ai difetti". Guardiamo ai tratti personali che più hanno successo e funzionano, concentriamoci sulle nostre attitudini, ma soprattutto proviamo a riconoscerle da soli: "Non valutiamoci in base a quello che riteniamo sia più attraente o interessante per gli altri. Bisogna dare risalto alle proprie potenzialità personali. Potrebbe non essere facile riconoscerle subito, ma non c'è fretta. Si può andare per tentativi e piano piano le troveremo". Così l'erba del vicino non apparirà per forza più verde della nostra.

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