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Confrontare la propria vita con quella degli altri: perché è una cattiva abitudine

Sin da bambini confrontiamo continuamente la nostra vita con quella degli altri. A volte può essere un importante stimolo per migliorarci, altre volte invece diventa patologico e improduttivo. La psicologa Patrizia Mattioli spiega perché giudicarsi soltanto in relazione agli altri è una cattiva abitudine.
Intervista a Dott.ssa Patrizia Mattioli
Psicologa, psicoterapeuta, membro della Società Italiana di Terapia Comportamentale e Cognitiva
A cura di Francesca Parlato
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Quante volte paragoniamo la nostra vita con quella degli altri, che siano amici, familiari o anche personaggi famosi? Quante volte prendiamo i nostri risultati e li poniamo su una bilancia immaginaria con quelli di qualcun altro? Confrontarsi con gli altri può essere un importante stimolo a migliorarci e può avere anche dei risvolti positivi, ma in alcuni casi il confronto continuo smette di essere costruttivo e può diventare patologico. E l'erba del vicino, nonostante tutti i tentativi, continuerà ad apparirci sempre più verde della nostra. "Paragonare la nostra vita con quella di altre persone è in qualche modo una necessità. Lo facciamo sempre, è un modo di relazionarci al prossimo e anche di costruire la nostra identità – ha spiegato a Fanpage.it la dottoressa Patrizia Mattioli, psicologa, psicoterapeuta, membro della Società Italiana di Terapia Comportamentale e Cognitiva – Ma bisogna fare attenzione a scegliere i modelli".

Il primo modello di confronto? I genitori

Il primo metro di paragone è quasi sempre la famiglia. Si iniziano ad assurgere a modelli di riferimento i propri genitori e poi via via si allarga il cerchio: "Durante l'adolescenza invece tendiamo a selezionare dei modelli che ci sembrano funzionare bene, che hanno delle risorse per raggiungere determinati obiettivi che condividiamo". Si inizia così da ragazzi a mettere in campo delle capacità per assomigliare a tali modelli, come l'imitazione. "Ci confrontiamo continuamente con questi nostri punti di riferimento, tentando di migliorare noi stessi. Per questo motivo non possiamo dire che paragonarci a qualcun altro sia necessariamente sbagliato".

Scegliere un modello adeguato

Diventa pericoloso mettere in pratica continuamente questa dinamica di confronto, quando il modello che scegliamo è troppo lontano da noi. "Bisogna scegliere di relazionarsi con modelli che ci somiglino. Se sono troppo distanti al punto da essere idealizzati, dal confronto non potremmo che uscirne perdenti". È fondamentale dunque conoscersi a fondo, sapere quali sono le nostre caratteristiche ed evitare di andare dietro a persone le cui vite hanno preso tutt'altre direzioni rispetto alle nostre. "Rischiamo di essere penalizzati e di percepire tutto al negativo. E poi anche l'autostima, che è il risultato del rapporto tra come siamo e come dovremmo essere, rischierebbe di scendere sotto zero". 

Evitare di essere troppo severi o rigidi

Il problema nasce soprattutto se il confronto diventa l'unico nostro metodo di valutazione: "Non dobbiamo irrigidirci – spiega la psicologa – Nè considerare il paragone con gli altri l'unico modo in cui ci giudichiamo. Si tratta di un criterio troppo esterno a noi". Per questo motivo è bene ogni tanto ricentrarci, partire dai nostri punti di forza, a prescindere da come sono giudicati all'esterno. "Focalizziamoci sulle nostre risorse personali, su quelle su cui non abbiamo dubbi. Partiamo da qualcosa che ci riconosciamo e diamo più risalto alle qualità anziché ai difetti". Guardiamo ai tratti personali che più hanno successo e funzionano, concentriamoci sulle nostre attitudini, ma soprattutto proviamo a riconoscerle da soli: "Non valutiamoci in base a quello che riteniamo sia più attraente o interessante per gli altri. Bisogna dare risalto alle proprie potenzialità personali. Potrebbe non essere facile riconoscerle subito, ma non c'è fretta. Si può andare per tentativi e piano piano le troveremo". Così l'erba del vicino non apparirà per forza più verde della nostra.

Le informazioni fornite su www.fanpage.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
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