È il 1980, le due stelle del firmamento della danza Carla Fracci e il "tartaro volante" Rudolf Nureyev stanno portando sul palcoscenico del Teatro dell’Opera di Roma un grande classico del repertorio: Giselle. E accade il miracolo. Tra il pubblico è presente Erik Bruhn, amico nonché partner della danzatrice: insieme, nel 1969, avevano eseguito lo stesso balletto. Lui resta a tal punto impressionato da quella esibizione da dirle, una volta terminato lo spettacolo e raggiunta nel suo camerino: "Carla è avvenuta una metamorfosi, ti sei trasformata in Giselle". Con quel ruolo entra nella storia della danza: Giselle, prima contadina innamorata poi fantasma tra le Villi e infine spirito nell'Oltretomba, è il personaggio-chiave della sua carriera. In scena richiede padronanza della tecnica nel secondo atto e grande potenza espressiva nel primo. E l'episodio di 41 anni fa condensa appunto ciò che Carla Fracci è stata per il mondo della danza, non soltanto nei panni di Giselle: molto più che un'impeccabile esecutrice, ma un'interprete dotata di una carica drammatica senza eguali. Con lei la recitazione e la danza si sono fatte un tutt'uno.

La nascita di una stella

Carla Fracci conosce la danza nel 1946, all'età di 9 anni. Il suo esame di ammissione alla scuola di ballo è un disastro: troppo minuta, troppo magra, ma dotata di un bel viso, che è ciò che la salva e le permette di essere ammessa, ultima su 35 candidati. Essere indietro rispetto alla classe e sentirsi quella meno portata fisicamente, la portano a lavorare molto più degli altri: deve migliorare lo stile, deve rinforzare i muscoli, deve imporsi una rigorosa disciplina e ripetere costantemente gli esercizi. È lì che forgia il suo carattere e si orienta alla ricerca della perfezione per cui diventerà nota nell'ambiente: in modo quasi ossessivo negli anni darà sempre nuove sfumature alle sue interpretazioni, da instancabile perfezionista.

Carla Fracci e Gheorghe Iancu in Giselle (1983)
in foto: Carla Fracci e Gheorghe Iancu in Giselle (1983)

Carla Fracci ha sviluppato una carriera senza eguali, ben oltre i confini nazionali della Scala di Milano, che ha espresso il suo cordoglio per la morte dell'étoile. Si è cimentata in un repertorio vastissimo, interpretando tutti i ruoli principali e calcando i palcoscenici dei più prestigiosi teatri del mondo assieme a ballerini del calibro di Erik Bruhn, Rudolf Nureyev, Mikhail Baryshnikov. In un articolo del 1981 il New York Times l'ha definita "prima ballerina assoluta".

Carla Fracci (1970)
in foto: Carla Fracci (1970)

Carla Fracci, donna riservata e ironica

Carla Fracci è stata insieme sia simbolo elitario che pop. Da un lato rappresentava la danza e il teatro fatti di rigore, disciplina, tutù e scarpette con le punte: un mondo apparentemente lontano e inarrivabile. Dall'altro lato era però una donna profondamente ironica, legatissima alle sue radici, consapevole del grande affetto che il suo pubblico nutriva per lei. Non è sfuggita all'imitazione di Virginia Raffaele, che ha colto proprio queste sue due anime portandole con successo anche sul palcoscenico di Sanremo. La danzatrice non si è sentita da quel gesto, considerandolo anzi un omaggio e dichiarando di nutrire profonda stima nei confronti dell'attrice.

Il rimpianto di Carla Fracci: la maternità

Oltre che ironica, Carla Fracci era anche una donna molto legata alla sua privacy. Non a caso, ha vissuto la malattia che l'ha condotta alla morte con molto riserbo: era stata tempo fa colpita da un tumore. Con riservatezza ha vissuto anche la sua sfera familiare. Intervistata da Silvia Toffanin ha ammesso il suo unico rimpianto: non aver avuto un secondo figlio dal marito Beppe Menegatti, sposato nel 1964. "Questo è stato un errore, mi è dispiaciuto molto" ha detto. Il figlio Francesco è stato fortemente voluto dalla coppia, non è stata una gravidanza casuale bensì cercata. In questo senso Carla Fracci ha infranto un tabù molto forte nel mondo della danza, quello della maternità. Ha scelto di realizzarsi anche come donna, ma senza rinunciare alla carriera: quando è nato Francesco era all'apice del suo successo internazionale. In quell'occasione l'amico Eugenio Montale le dedicò la poesia La danzatrice stanca, per celebrare il suo ritorno in scena dopo il parto, utilizzando l'espressione "rimettere le ali".

Carla Fracci e il marito Beppe Menegatti (2018)
in foto: Carla Fracci e il marito Beppe Menegatti (2018)

Perché Carla Fracci vestiva sempre di bianco?

Vestiva sempre di bianco Carla Fracci, anche se ha rivendicato di possedere nel suo armadio anche qualcosa di colorato! Questa abitudine consolidata era nata in un periodo specifico della sua vita: quando era incinta. Il total white era il suo modo di vivere con riservatezza la gravidanza, connotandola come qualcosa di intimo, puro, personale, senza accentuarla, ma dandole anzi la chiave di una benedizione immacolata che voleva tenere per sé. "Avevo pochissima pancia ma cercavo un modo per accentuare ancora di più la riservatezza di quel momento. Il bianco come discrezione" ha detto. Con la sua morte il mondo del balletto perde una donna che ha dedicato alla danza la sua intera vita e che ha ispirato intere generazioni di futuri danzatori. Di lei resteranno l'eleganza, la leggerezza, la perfezione, quel suo essere eterea e irraggiungibile come una creatura di un altro mondo, che ha saputo incantare e affascinare il pubblico, facendo sognare e ispirando intere generazioni di futuri ballerini.