Elisa D’Ospina chiama, Camera Nazionale della Moda Italiana risponde. La modella cruvy aveva lanciato una petizione sul sito charge.org dopo aver notato l’eccessiva magrezza di alcune ragazze che hanno filato sulle passerelle durante le ultime Settimane della Moda, prima a Milano e poi a Parigi. La modella, da anni impegnata contro l’anoressia e in lotta contro quegli gli stereotipi spesso proposti dalla società, si era appellata proprio all’associazione che disciplina, coordina e promuove lo sviluppo della moda italiana, affinché intervenisse in merito. «È questa la rappresentazione umana che vogliamo? È questo il messaggio del #fashionsystem? Dove è Camera Moda che dovrebbe vigilare?», aveva scritto su Instagram la modella, pubblicando le foto di alcune delle ragazze che hanno sfilato per presentare la collezione Autunno/Inverno 20-21. Alla petizione hanno risposto con la loro firma oltre 24.000 persone per dire basta alla taglia 34 in passerella.

La risposta di Camera Nazionale della Moda

Non si è fatta attendere la risposta del presidente di Camera Nazionale della Moda Italiana, l'imprenditore pugliese Carlo Capasa, arrivata tramite nota: «Siamo in prima fila nel monitorare costantemente la situazione e quando rileviamo dei casi anche rari lavoriamo con i brand per verificare e migliorare eventuali situazioni limite. Sempre con l'intento di dare un contributo positivo al problema che va affrontato con la necessaria delicatezza per non generare effetti controproducenti».  L’ente italiano già nel 2006 avevo preso dei provvedimenti stilando proprio un codice anti-anoressia, che stabiliva un rapporto tra peso e altezza per poter sfilare, approvato in collaborazione con il comune di Milano e che il presidente Capasa ha richiamato alla memoria, sottolineando come il testo abbia rappresentato un’importante presa di posizione della Camera della Moda e dei brand che essa stessa rappresenta. «In quest'ultima tornata di sfilate, anche grazie al manifesto sull'inclusione della diversità pubblicato nello scorso mese di dicembre, abbiamo assistito a passerelle che hanno sottolineato diversità di genere, taglie, etnie – sottolinea Capasa –  Ci sembra quindi che le passerelle italiane siano complessivamente anche molto attente al problema delle patologie alimentari».