L'Università La Sapienza di Roma ha il suo primo rettore donna, anzi rettrice come tiene a farsi chiamare. Si tratta di Antonella Polimeni, già preside della Facoltà di Medicina e Odontoiatria, che va a raccogliere il testimone di Eugenio Gaudio. La Polimeni ha scalzato tutti gli altri papabili rettori alla prima tornata elettorale, ottenendo la maggioranza assoluta dei voti: una percentuale superiore al 60%. Con lei si arriva a quota sette rettrici su 82 atenei italiani: Ca’ Foscari di Venezia, Bicocca, Università di Cagliari, Università per stranieri di Perugia, Sant’Anna di Pisa e Università della Valle d’Aosta. Essere la prima donna alla guida di un istituto che vanta 700 anni di storia è un onore e una responsabilità, ma lei si è detta pronta a questa sfida, anche in nome degli ostacoli affrontati nella sua brillante carriera, dove non è mancato chi ha cercato di sminuirla.

La Sapienza ha la sua prima rettrice

A Repubblica la rettrice Antonella Polimeni ha raccontato il vortice di emozioni provate nell'apprendere di questa nomina, un punto di arrivo non solo dal punto di vista personale ma anche su scala più ampia, essendo lei la prima donna a ricoprire questa carica. Sin da giovane ha sempre avuto il sostegno della famiglia, in particolar modo suo padre.

Ha sempre creduto in me, così come mio marito. Li ringrazio molto. Mio padre una volta mi disse: tu sei brava e ce la puoi fare. Una frase semplice, ma che per me ha significato sempre molto.

Ma non tutti gli uomini incontrati nella sua vita hanno mostrato la stessa apertura e fiducia nei suoi confronti: si è spesso scontrata col maschilismo del suo settore lavorativo.

Non posso dire che questa percezione non ci sia stata, ma l'ho sempre superata ed esorcizzata con una grande determinazione e avendo davanti il tema dell'obiettivo. Si soffre molto. Bisogna avere la forza di evitare che questo interrompa i percorsi.

«La violenza psicologica lascia cicatrici terribili»

Antonella Polimeni è convinta che nella formazione delle ragazze ci si debba concentrare sull'abbattimento di certi stereotipi che propongono false immagini per niente costruttive che frenano le grandi potenzialità delle giovani. Sono una vera e propria forma di violenza.

È il cosiddetto empowerment: allevare l'autostima, la consapevolezza delle proprie capacità. La violenza psicologica diversamente da quella fisica non si vede ma lascia cicatrici terribili: è inoculare continuativamente e in maniera subliminale il senso di inadeguatezza. Questo tipo di violenza se esercitata nelle fasce d'età più giovani è un handicap terribile, perché lascia nella formazione della personalità delle ragazze un segno fortissimo che si trascineranno per tutta la vita. È una violenza a cui dobbiamo fare particolarmente attenzione e l'ho vista esercitare spesso.

La disuguaglianza di genere è palese in alcuni ambiti lavorativi a predominanza maschile, dove le donne faticano ad emergere soprattutto in posizioni manageriali.

Le difficoltà derivano a volte dal dover fare una scelta: o un impegno stacanovista per riuscire a rimanere in corsa o i sacrifici di dover rinunciare a qualcosa per la vita personale. Uno dei problemi più grandi del nostro Paese è la denatalità, che è connessa con questo. In questo periodo di grande crisi sulla disoccupazione il prezzo più alto lo hanno pagato le donne, che hanno dovuto fare una scelta. Serve una riflessione seria: le donne sono una leva strategica per il nostro Paese.

«Vorrei una Sapienza sempre più inclusiva»

La diversità e l'inclusione sono temi a lei cari, li ritiene veri e propri valori: infatti li ha inclusi anche nel suo programma. Dunque intende portare avanti delle iniziative che possano abbattere le disparità in tutte le declinazioni: di genere così come quelle legate alla religione o all'orientamento sessuale. Col suo contributo vuole migliorare l'istituzione universitaria e portarla al massimo livello di uguaglianza.

Vorrei una Sapienza con gli studenti sempre più al centro, un'università per e con gli studenti, con un incremento di ricercatori eccellenti, una Sapienza che sia sempre più inclusiva a 360 gradi nei confronti di studentesse, studenti e personale.