Tutti nella vita abbiamo affrontato momenti di solitudine, condizione che spesso ci spaventa e ci fa sentire inadeguati e disorientati, ancora di più nell'epoca in cui viviamo, con la continua connessione ai social: essere soli si associa in automatico all'isolamento. Per questo la solitudine ha assunto un'accezione negativa e per molti è sinonimo di sconfitta. Si tratta di una condizione che può derivare da cambiamenti di vita recenti come il trasferimento in una nuova città, la fine di un'amore, un nuovo lavoro, tutte situazioni che si vivono spesso con disagio emotivo e che possono ripercuotersi sulla nostra salute fisica e mentale, compromettendo il sistema immunitario e aumentando il rischio di ansia e depressione. E allora? Come accettare la solitudine e viverla senza paura? Ecco alcuni consigli per vivere con pienezza e positività lo stare soli e trasformare i periodi di solitudine in una risorsa per imparare a conoscere meglio se stessi e a non cercare all'esterno ciò di cui abbiamo bisogno per stare bene.

Perché abbiamo paura della solitudine?

La solitudine ci fa sentire esclusi, abbiamo paura di non poter fare a meno degli altri: di soffrire senza amici e senza un partner e soprattutto ci spaventa pensare che, stare soli, significhi vivere senza amore. La solitudine fa emergere quindi le nostre debolezze piuttosto che le capacità, obbligandoci a fare i conti con i nosti limiti. Per imparare a stare bene da soli è importante avere un buon rapporto con se stessi, senza cercare a tutti i costi le certezze dagli altri. È importante conoscere e apprezzare le proprie risorse, che sono i nostri punti di forza: bisognerà partire proprio da lì per accettare il proprio stato d'animo e viverlo come una risorsa. Vivere cioè la solitudine come un passaggio fondamentale per conoscersi meglio ed entrare in contatto con il "noi" più vero. Non dobbiamo poi dimenticare che l'essere umano è un animale sociale, per questo stare soli ci appare come una situazione innaturale: fin da piccoli siamo abituati alla socialità: i genitori, i fratelli, i compagni di scuola, ecc… Se crescendo non si impara a diventare autonomi e consapevoli del proprio essere individuo, non si riuscirà ad apprezzare la solitudine, me sarà sempre affrontata con timore.

Vivere la solitudine come momento di crescita personale

La solitudine dovrebbe essere quello spazio che ci ritagliamo per riflettere e trovare nuove opportunità di crescita, spesso però tendiamo a fuggire verso l'esterno, magari proprio per paura. Tendiamo allora a circondarci di persone, di impegni, facendo in modo di stare il più possibile insieme agli altri. Come abbiamo visto, solcializzare fa parte della nostra natura, non c'è quindi niente di sbagliato a cercare la compagnia degli altri: la loro mancanza però non deve diventare astinenza e lo stare insieme non deve nascere da un bisogno di dipendenza. Solo quando avremo imparato a stare bene da soli sapremo apprezzare al meglio la compagnia degli altri, senza averne bisogno. Stare da soli aiuta a ristabilire l'equilibrio emotivo che ci permette di essere felici, sarà inoltre un momento importante di crescita personale: la solitudine non deve essere percepita come assenza degli altri, ma come presenza di noi stessi. Non sentirsi più dipendenti dagli altri significa non cercare più l'approvazione delle persone esterne: ci si sente così più sicuri e indipendenti.

Una relazione sentimentale come antidoto contro la solitudine?

In molti pensano che una relazione sentimentale o amorosa possa essere un rimedio contro la solitudine. Può però accadere che qualcosa nella coppia si rompa: incomprensioni, tradimenti, malattie. Allora il forte dolore ci farà sentire davvero soli e senza più risorse. Non dimentichiamo però che il partner non deve essere una persona a cui appoggiarsi, è importante infatti mantenere la propria indipendenza anche all'interno della coppia e considerare la vita a due come un'occasione per esprimere se stessi al meglio. Chi non vive dei momenti di autonomia è destinato inevitabilmente a soffrire. È importante poi sapere che, il sentirsi soli, non dipende dal partner, ma dal rapporto che abbiamo con noi stessi: capita a volte di sentirsi profondamente soli, anche quando si è in coppia, e il motivo è spesso il cattivo rapporto con la propria interiorità.

Solitudine e benessere: stare soli e sentirsi completi

Per accettare la solitudine è fondamentale quindi coglierne la forza e capire che essere soli non significa che ci manca qualcosa, ma significa essere completi: comprendere cioè la pienezza di sè e percepirsi nel profondo. Essere consapevoli della propria solitudine ci permetterà di coltivare rapporti veri e forti con gli altri: non si cercherà in loro un appoggio o un rifugio. La solitudine, poi, non significa stare soli con i propri pensieri, ma raggiungere quel "vuoto" che abbiamo dentro e che è la nostra vera sostanza. È importante stabilire un rapporto profondo con la nostra parte più nascosta: avvertiremo così una sensazione di benessere e di pienezza che derivano dalla consapevolezza che non siamo soli, ciò perché ci sentiremo soretti dai contenuti della nostra parte più vera. Arrivare a questa consapevolezza può però avere anche aspetti meno positivi, in quanto ci si ritrova a volte soli ad affrontare paure e frustrazioni che emergono con forza: anche questo diventa essenziale per crescere e far emergere le proprie capacità.

Ma come vivere bene la solitudine? Le strade sono tante e ognuno dovrà trovare la propria: il primo passo è dedicarsi e, letteralmente perdersi, nell'attività che più si ama: che sia lo sport, la musica, la natura, ciò ci aiuterà a mandare via i pensieri e a diventare un'unica cosa con l'attività che si sta svolgendo, favorendo così il nostro benessere.