Gemma Mulcahy è una donna di 35 anni, viene da Newport, nel Galles, e per lei le due gravidanze che ha affrontato non sono state una passeggiata. Le ultime settimane di gestazione sono state terribili, riusciva a malapena a camminare e il parto è stato ancora più duro, tanto che implorava le infermiere di praticarle l'epidurale. Come se non bastasse, anche il recupero non è stato semplice: ha sofferto di incontinenza da stress e ha avuto un prolasso della vescica, cioè la parte superiore di quest'ultima è scivolata dalla posizione normale ed è uscita al di fuori della vagina.

Si tratta di una condizione post-parto abbastanza comune ma spesso non si sottolinea il fatto che rende dolorosa e difficile la minzione. E' proprio per mettere fine a questo incubo che Gemma ha chiesto a un medico di praticarle un intervento chirurgico per far tornare "normali" i genitali attraverso la cosiddetta "rete vaginale". Ha però trascurato che in moltissimi casi ci sono anche degli effetti collaterali come dolore, incontinenza e incapacità di fare sesso. Fin dal momento in cui la rete è stata inserita, infatti, la situazione è peggiorata: Gemma ha avuto emorragie, dolori, l'incontinenza è peggiorata e ha avuto un prolasso dell'intestino.

Poche settimane dopo ha dunque rimosso l'impianto ma i problemi non sono finiti: dopo l'operazione ha perso sensibilità alla gamba destra poiché aveva subito dei danni al midollo spinale. Oggi ha bisogno di una sedia a rotelle per camminare ma ha indetto una campagna di raccolta fondi per finanziare le fisioterapie. A tutte quelle che vogliono impiantare una rete vaginale per curare il prolasso della vescica consiglia di fare attenzione. Anche se sembra una pratica abbastanza semplice, nella maggior parte dei casi si va incontro a moltissimi inconvenienti che rischiano di rovinare la vita per sempre.