Amy Jandrisevits è una mamma del Wisconsin e fino a qualche tempo da lavorava come assistente sociale, aveva il compito di aiutare i bambini malati terminali e le famiglie, così che riuscissero a esprimere le loro sensazioni attraverso il gioco. Si è ritrovata di fronte situazioni strazianti, in molti casi i piccoli pazienti erano costretti a cure molto aggressive che rivoluzionavano il loro aspetto, ed è proprio in un contesto simile che ha capito qualcosa di molto particolare: i bimbi non riuscivano a identificarsi in bambole, pupazzi e giocattoli dall'aspetto perfetto, usarli non faceva altro che farli sentire "diversi". Amy ha dunque pensato bene di fare qualcosa di pratico per risolvere il problema, si tratta di “A Doll Like Me”, una collezione di bambole che, piuttosto che rispecchiare un concetto stereotipato di bellezza, si ispirano alla realtà.

Alcune hanno le protesi, altre sono albine, altre ancora hanno macchie e cicatrici sulla pelle, in totale sono 300 modelli diversi, tutti caratterizzati da dettagli in cui i piccoli malati possono identificarsi. "Sono fermamente convinta che le bambole dovrebbero apparire come i loro proprietari, dovrebbero essere disponibili in tutti i colori, generi e tipi di corpo. Non facciamo il bene dei bambini nel non offrire una grande varietà di giocattoli", ha spiegato la donna. Le bambole della serie “A Doll Like Me” costano tra gli 80 e gli 85 dollari, ovvero tra i 72 e i 76 euro, una cifra che non sempre le famiglie che stanno finanziando delle costose cure per i figli possono permettersi per un giocattolo. Amy, però, ha pensato a tutto e ha dato vita a una raccolta fondi sul sito GoFundMe, l'obiettivo è permettere anche a chi ha ridotte possibilità economiche di avere una doll a propria immagine e somiglianza. La mancanza di un arto, il colore della pelle, le condizioni di salute non rendono "diversi", sono semplicemente un simbolo della propria unicità.