Paura e desiderio. La vita di una donna che subisce violenza da parte del proprio compagno si muove su questi due argini. La paura, costante, di dire la parola sbagliata, di fare un gesto di troppo che possa essere la molla che farà scattare l’ira di un uomo abusante. E ancora la paura di non essere credute, degli sguardi esterni di compatimento, della giustizia che troppo spesso non funziona come dovrebbe. E poi c’è il desiderio: quello di affrancarsi da una vita di abusi, di rinascere ancora, di “una stanza tutta per sé”.

Un reddito che vuol dire libertà

È proprio la possibilità di avere un futuro solido ciò che manca a tantissime donne. Perché ancora oggi, con la difficoltà nel gestire lavoro e famiglia, avere la possibilità di contare su un proprio stipendio, una propria indipendenza economica, è drammaticamente difficile. Diventa cruciale, poi, nel momento in cui si decide di lasciare il proprio compagno violento, perché la mente si affastella di domande e angosce: quale futuro per i figli? Con quale risorsa tirare avanti ogni giorno? A quale lavoro aspirare? Da tempo, a tutte queste domande, è stato chiesto a gran voce di rispondere a un interlocutore preciso: la politica. E, anche se in maniera circostanziata, ha risposto. Parliamo della Sardegna, che ha istituito il Reddito di libertà. La Regione ha approvato una delibera grazie alla quale una donna, se vittima di violenza domestica, percepirà un sussidio di 780 euro che aumenta di 100 euro se disabile e di 200 se ha figli con handicap. La durata del reddito è fino a un massimo di tre anni. Ad accompagnare il bonus, la delibera approvata istituisce anche il rimborso delle spese legali, l'accesso alla formazione in vista di un'occupazione, l'aiuto per favorire gli spostamenti per sfuggire alla violenza, la garanzia di continuità scolastica per la vittima e i figli, il sostegno per l'autonomia abitativa e infine l'inserimento nel mondo del lavoro. I centri antiviolenza poi, giocano un ruolo fondamentale nel costruire progetti ad hoc e creare un piano personalizzato verso le donne che si sono rivolte a loro.

La politica dalla parte delle donne

Con questa approvazione, la Regione Sardegna ha fatto un passo da gigante rispetto alla legislazione nazionale corrente. È vero che l’educazione alla parità di genere, lo scardinare una cultura intrisa di mascolinità tossica è quanto di più duraturo e lungimirante ci sia in un Paese che rispetti le proprie cittadine. Ed è altrettanto vero che di bonus a tempo ne abbiamo visti così tanti che solo poche volte sono stati la soluzione a un problema. Eppure, in questo caso, aiutare concretamente, e subito, una donna che vuole uscire dalla spirale di violenza che la chiude in casa è quello di cui abbiamo bisogno. Perché avere denaro per iniziare un percorso per sé e per i propri figli, sentire la politica dalla propria parte, può fare la differenza. In casi come questo, un sostegno diventa la chiave che apre la porta verso la libertà, verso un percorso di autocoscienza. Perché in questo caso, l’erogazione di un fondo dedicato a tutte quelle donne vittime non solo dei propri compagni ma spesso dell’omertà di chi le circonda, permette allo Stato di dire: “Sì, io ti credo”.