Il settore della moda è tra quelli maggiormente colpiti dalla crisi economica provocata dalla pandemia, è stato messo in ginocchio fin dal primo lockdown, fermandosi per ben oltre 2 mesi, e ancora oggi non è tornato alla "normalità", visto che ha dovuto rinunciare a eventi e sfilate "tradizionali". Anche dal punto di vista commerciale il fashion system sta vivendo un periodo durissimo: con gran parte della popolazione mondiale chiusa in casa, praticamente tutti i brand d'abbigliamento hanno visto il loro fatturato ridursi in modo drastico. Arcadia, il gruppo britannico a capo di marchi come Topshop, Topman, Dorothy e Miss Selfridge, sta dando i primi segni di cedimento, tanto da essere vicinissimo al fallimento.

Il gruppo Arcadia è in amministrazione controllata

Arcadia è finito in amministrazione controllata a partire dal 30 novembre e, dopo essere stato costretto a chiudere i suoi negozi per dei periodi prolungati durante i lockdown, ora è alla ricerca di compratori per evitare il fallimento. Il gruppo britannico di abbigliamento prêt-à-porter gestito dal magnate inglese Philip Green non sarebbe riuscito a fronteggiare la crisi economica provocata dalla pandemia e, nonostante possegga numerosi brand di successo, primi tra tutti Topshop, Topman, Dorothy Perkins, Wallis, Miss Selfridge, Evans, Burton e Outfit, rischierebbe la catastrofe economica. Sebbene i circa 500 negozi di Arcadia continueranno a rimanere aperti sia in forma fisica che sulle piattaforme online, sarebbero a rischio oltre 13.000 posti di lavoro. Il CEO dell'azienda Ian Grabiner ha dichiarato: "Alla luce di condizioni di commercio difficili come non mai, gli ostacoli che abbiamo incontrato si sono rivelati insormontabili”. Già nel 2018 il gruppo aveva realizzato una perdita netta di 202 milioni di euro e ora la pandemia non ha fatto altro che peggiorare la situazione. Sarà arrivata davvero la fine di Topshop, azienda leader nel fast fashion?