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Tiffany&Co., LVMH rimanda l’acquisizione: è a causa della pandemia e dei dazi sui prodotti francesi

Alla fine del 2019 LVHM aveva annunciato che avrebbe acquistato Tiffany&Co. per 15 miliardi di euro ma nelle ultime ore l’accordo è saltato. Il motivo? Non solo la crisi causata dalla pandemia ma anche l’aumento dei dazi americani sui prodotti francesi.
A cura di Valeria Paglionico
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Risale alla fine del 2019 la notizia secondo cui la gioielleria più amata al mondo, Tiffany&Co., sarebbe stata venduta al colosso del lusso francese LVMH. L'acquisizione, che con i suoi oltre 15 miliardi di euro era già stata ribattezzata una delle più care della storia, era prevista per il 24 novembre di quest'anno ma, a meno di 12 mesi dall'annuncio, è stato tutto rimandato. Il motivo? Si tratta di una richiesta del Ministero dell'Europa e degli Affari Esteri, che ha invitato le parti coinvolte a deferire l'operazione al 2021, per la precisione a una data successiva al 6 gennaio, visto che il governo americano minaccia di applicare nuove tasse a una serie di prodotti francesi.

A rendere ancora più difficile l'acquisizione, la crisi economica provocata dalla pandemia, anche se il gruppo di Artaud ha sempre smentito che dietro questa acquisizione mancata ci fossero problemi di natura finanziaria. Tiffany&Co. non l'avrebbe presa bene starebbe agendo per vie legali per obbligare LVMH a proseguire con l'acquisto. Quali sono le accuse? Il mancato rispetto delle intese e un volontario rallentamento dell'accorto per l’ottenimento del via libera dei diversi antitrust nel mondo. La nota gioielleria americana ha presentato un'ingiunzione alla Court of Chancery del Delaware, sostenendo che quella proposta d'acquistaosarebbe dovuta essere completata a prescindere dal momento storico più o meno difficile. Per il momento, però, non ci sono aggiornamenti sulla questione, dunque, se l'ingiunzione non dovesse avere riscontro positivo, l'accordo verrà ufficialmente (e legalmente) rimandato a dopo il 6 gennaio 2021.

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