Si chiama “Anonymous Was a Woman” ed è un progetto lanciato circa 20 anni fa che ha dato a centinaia di artiste over 40 la possibilità di esporre le proprie opere ricevendo un sostegno economico anonimo. Nessuno aveva mai saputo chi ci fosse dietro le sovvenzioni, almeno fino ad oggi, quando cioè l'artefice di questa idea è venuta allo scoperto. Si chiama Susan Unterberg ed è un'artista newyorkese di 77 anni che ha pensato bene di fare di tutto per eliminare ogni tipo di disuguaglianza di genere nel mondo dell'arte.

La storia di Susan Unterberg

Susan Unterberg ha 77 anni, è un’artista di New York, ha esposto alcune sue opere al Metropolitan Museum of Art, al Museum of Modern Art e al Jewish Museum ma nel corso della sua carriera ha incontrato non pochi ostacoli per il semplice fatto che appartenesse al sesso femminile. Sono molte infatti le artiste donne come lei che non hanno ricevuto la stessa attenzione professionale degli uomini o che sono state trattate in modo differente sul mercato. "Le donne continuano a essere seriamente sottovalutate. Il loro lavoro non è preso sul serio, e gli uomini stanno ancora dettando le regole del gioco. Gli uomini al potere sostengono gli uomini al potere e vogliono vedere gli uomini al potere", ha spiegato la Unterberg. E' proprio per mettere fine a ogni forma di discriminazione nel mondo dell'arte che nel 1996 ha lanciato il progetto “Anonymous Was a Woman”, che ha dato a centinaia di donne over 40 la possibilità di esporre le proprie opere in forma gratuita. Il nome è un riferimento al fatto che molte artiste fin dall'800 preferivano rimanere anonime, in maniera tale da non essere penalizzate per il loro genere, cosa che ancora oggi appare più attuale che mai. Susan ha utilizzato l'eredità del padre, filantropo e magnate del petrolio, per finanziare 220 artiste per un totale di circa 5,5 milioni di dollari. Inizialmente ma preferito rimanere anonima ma di recente ha voluto rivelare il suo nome. L'obiettivo? Aiutare le donne a riacquistare fiducia nelle loro capacita, vivacizzando il dibattito sul sessismo nell'arte.