Sembra incredibile, ma ancora oggi le maggiori ricerche sugli effetti dell'attività sportiva sul corpo troppo spesso non includono donne nel campione. Il motivo? Il ciclo mestruale. I cambiamenti ormonali e fisiologici che si verificano mensilmente nell'organismo della donna producono effetti considerati troppo complessi per delle valutazioni precise, e, quindi, si preferisce valutare individui di sesso maschile e poi estendere i risultati raggiunti. È quanto messo in luce in un editoriale firmato da sette ricercatori inglesi e pubblicato recentemente sul British Journal of Sports Medicine.

Gli studiosi insistono sul fatto che oggi questa situazione non è più sostenibile. Il problema è che sappiamo bene che ci sono differenze anche sostanziali tra i sessi, al punto che una stessa medicina può essere adatta per l'uno ma non per l'altro, o che malattie uguali possono addirittura produrre sintomi diversi. Inoltre, anche quando le ricerche includono donne nel campione, vengono sempre valutate in fasi in cui estrogeni e progesterone si trovano in basse concentrazioni, rendendo di fatto impossibile valutarne l'impatto sull'attività sportiva.

Il risultato è che la relazione tra ciclo mestruale e sport è praticamente sconosciuta, e che qualsiasi valutazione resta al semplice grado di speculazione. Molte donne, ad esempio, notato una resa peggiore nell'attività fisica durante il flusso, che potrebbe essere facilmente associata all'abbassamento del ferro dovuto alle perdite di sangue e quindi a un maggiore senso di stanchezza, ma non esistono prove che ne documentino la correlazione.

I ricercatori concordano nel bisogno necessario di studi appositi che indaghino il legame tra la fisiologia femminile e le performance sportive, nei suoi aspetti positivi e negativi, e una maggiore comprensione dell'impatto del ciclo mestruale, anche per poter fornire delle soluzioni migliori ai problemi in cui si può incorrere.