La sindrome di Stoccolma è una particolare dipendenza psicologica che porta una persona sottomessa a provare sentimenti di amore nei confronti del suo carnefice. Un fenomeno che si verifica in particolari situazioni, dove, chi ne soffre, è stato vittima di un abuso, che può essere verbale, fisico o psicologico. Una dipendenza affettiva che unisce le due persone in un rapporto indissolubile, a tratti perverso, che sconfina nell'amore. La sindrome di Stoccolma in amore è una derivazione di questa patologia psicologica che colpisce il partner più debole all'interno della coppia. Questa violenza psicologica è spesso accompagnata da piccoli gesti di gentilezza, che rendono ancora più saldo il rapporto tra vittima e persecutore. Ma scopriamo di più e come fare per uscirne.

Sindrome di Stoccolma: da dove trae origine questo disturbo

Il nome del disturbo trae origine dalla città di Stoccolma, luogo dove, il 23 agosto 1974, ci fu una rapina in una banca nella quale quattro persone vennero tenute in ostaggio, tre uomini e una donna che, al termine delle operazioni di polizia, difesero i rapinatori, e la donna si innamorò di uno di essi. Questo episodio, che può sembrare sorprendente e privo di logica, ci aiuta a comprendere certi meccanismi inconsci che sono collegati alla sopravvivenza e che sono chiamati in causa nelle situazioni di abuso in cui la persona sottomessa comprende che deve sottostae ala volontà del carnefice, se vuole sopravvivere. Questa sindrome si può quindi presentare anche in amore, all'interno di una coppia, in un contesto di dipendenza affettiva. In realtà, il persecutore, non costringe fisicamente la vittima a restare, ma lo fa attraverso un progressivo annientamento della volontà dell'altro, che arriva al punto di credere di esistere solo attraverso quella relazione. La vittima, quindi, principalmente donna, sviluppa un attaccamento all'altro che però è disfunzionale: la frase tipica potrebbe essere "mi fa male ma lo amo".

Fasi delle sindrome di Stoccolma in una coppia

La vittima di questo stato di dipendenza, dopo una prima fase di confusione, in cui vede minacciata la propria esistenza, comincia a identificarsi con il carnefice, giustificandone i comportamenti e comprendendo le sue motivazioni. Una parte di personalità si rende conto di ciò che sta accadendo, ma è solo un eco lontano, che non riesce a far provare rancore verso l'aguzzino. L'abuso che sta subendo la lega ancora di più alla persona che lo esercita. Ciò viene rafforzato dal comportamento manipolatorio messo in atto verso la vittima: abusi fisici, psicologici, minacce, bugie, tutto ciò intervallato da gentilezze e complimenti volti solo a manipolare. Questo comportamento, volutamente ambiguo, diventa il cardine del rapporto tra abusato e abusante. Con il tempo, la vicinanza con il carnefice, minerà l'autostima della vittima che continuerà a perdonare certi comportamenti.

"Trauma Bonding" e dipendenza affettiva

Tra i sintomi principali della sindrome di Stoccolma c'è il "Trauma Bonding", un trauma dovuto a questo legame di sofferenza. In particolare la vittima, credendo di comportarsi in modo affettuoso con il compagno, continuerà a credere che prima o poi cambierà, anche se ciò avviene difficilmente nella realtà. La vittima sarà quindi devota al suo aguzzino cercando di compiacerlo in ogni modo e, se non riuscirà ad esaudire i suoi desideri, si sentirà in colpa, in quanto la sua autostima è quasi del tutto annientata. In queste persone la realtà non viene percepita per come è realmente, sviluppando un altro sintomo, quello della dissonanza cognitiva che, abbinata alla sindrome di Stoccolma, scatenerà la convinzione che la relazione, oltre che accettabile, sia anche necessaria alla propria sopravvivenza. La persona abusata si troverà quindi a vivere una relazione sbilanciata che la logorerà ogni giorno.

Sindrome di Stoccolma in amore: come uscirne

Uscire dalla sindrome di Stoccolma, non sempre è facile: la vittima, infatti, difficilmente si rende conto di ciò che le sta accadendo, in quanto non ha la giusta lucidità per comprendere e reagire. Evitare ogni contatto sarebbe l'unico modo per uscire da questa situazione: solo amici e familiari possono provare a far "ragionare" la vittima. Bisogna innanzitutto ascoltarla, senza giudicarla, spronandola a raccontare evitando di darle la colpa: la vergogna le impedirebbe di parlare della sua situazione. Evitate anche di accusare in modo diretto il compagno: se la vittima crede che la sua vita dipenda da lui, ciò non farà altro che rendere ancora più saldo il legame perché lei continuerà a difenderlo. Incoraggiate invece, la persona abusata, a cercare gratificazioni esterne alla coppia, che vadano aldilà del suo desiderio di compiacere il partner. Fatele sentire, infine, che non sarà sola, deve essere tranquillizzata sul fatto che, fuori da quella prigione, ci sia qualcuno pronto ad amarla e accoglierla. Nei casi più gravi potrebbe essere utile rivolgersi ad uno psicologo o psicoterapeuta, che aiuti la persona colpita da sindrome di Stoccolma, come adattarsi nuovamente al mondo reale e come reinserirsi in esso.