3 Novembre 2021
13:37

Si spaccia per medico e chiede di spogliarsi in video: decine di donne vittime della stessa violenza

Noemi De Vitis ha raccontato la sua storia sui social per mettere in guardia le altre donne. Quel che non sapeva è che c’erano molte, moltissime altre che avevano già subito la stessa esperienza traumatica. Tutte contattate per telefono da un uomo che conosceva dettagli privati sulla loro salute.
A cura di Beatrice Manca
foto via Instagram dal profilo di Noemi De Vitis
foto via Instagram dal profilo di Noemi De Vitis

Una chiamata da un sedicente ginecologo a conoscenza di informazioni riservate su ragazze e giovani donne che non sono sue pazienti. Domande sempre più insistenti sulla vita sessuale che conducono, fino alla richiesta di mostrarsi nude in videochiamata. Peccato che non solo il medico in questione non esista, ma che l'ospedale per cui dice di lavorare non ne sappia nulla. Con questa modalità sono state molestate almeno 37 ragazze (ma quasi certamente molte di più) residenti in diverse regioni italiane. Quel che è più allarmante è che quasi tutte, nei mesi precedenti, avevano effettuato visite mediche i cui dettagli erano noti all'uomo che le chiamava. Solo in poche hanno denunciato: a far emergere le storie è stata Noemi De Vitis, che per prima ha raccontato la sua esperienza sui social. Quel che non sapeva è che c'erano molte, moltissime altre storie come la sua: una volta rotto il ghiaccio, è stata contattata da decine di altre vittime approcciate con le stesse modalità.

Noemi De Vitis: "Mi sono fidata perché aveva i miei dati"

Noemi De Vitis ha condiviso la sua storia su Instagram raccontando con dovizia di dettagli la telefonata ricevuta il 1 novembre da un numero privato. L'uomo dall'altra parte del capo si presenta come il dottor Francesco Lirante (o Licante) e dimostra di sapere la sua data di nascita e il periodo in cui ha svolto le analisi. Il sedicente medico parla di un'infiammazione che non le era stata comunicata e inizia a farle domande molto approfondite sui sintomi, fino alla richiesta di una chiamata in video, su Zoom o Hangout, dove l'uomo chiede a Noemi di spogliarsi. Innervosita e spaventata, Noemi chiude la comunicazione, ma riceve comunque una mail da un finto account legato a una struttura sanitaria pugliese. Dall'ospedale però non ne sanno nulla e anzi, le spiegano che mai e poi mai un operatore sanitario potrebbe richiedere foto o video di una paziente. "Mi sono fidata perché questa persona aveva i miei dati, sapeva il periodo delle mie analisi e sapeva il periodo delle mia analisi", spiega la ragazza nelle Stories. "So solo che non sono stata così ingenua da dargli occasione di divertirsi con il mio corpo, ma questo tizio potrebbe ingannare qualcuno più ingenuo di me". Poi lancia l'appello: "Fate girare, fate un favore a tutte le donne".

Decine di donne molestate in tutta Italia

La sua storia, in effetti, gira. La contattano molte donne raccontando di aver vissuto la stessa esperienza. In un solo giorno Noemi raccoglie 25 storie diverse, tutte avvenute in Puglia tra agosto, settembre e ottobre. Il dettaglio inquietante è che chi chiama è a conoscenza di molte informazioni private: nome, cognome, data di nascita, stato di salute, analisi effettuate ed esito. Altro dettaglio ancor più inquietante: quasi tutte le vittime, nei mesi precedenti, si erano sottoposte ad esami medici. Chi a visite di routine, chi aveva fatto un Pap Test, chi semplicemente aveva donato il sangue. Diverse associazioni per i diritti delle donne e attivisti, da Carlotta Vagnoli a Elia Lien, si interessano alla storia e danno al caso rilevanza nazionale. Risultato: le denunce arrivano a cascata e si scopre, con orrore, che non è successo solo in Puglia ma anche in Calabria, in Lombardia e nel Lazio.

L'appello di Noemi: "Denunciamo insieme"

La storia di Noemi scoperchia un caso nazionale, con decine di donne coinvolte. Non è ancora chiaro se si tratti di un finto ginecologo o di un vero medico che ha abusato delle informazioni a sua disposizione e dell'accesso alle cartelle cliniche. Il sospetto delle vittime è che ci sia una fuga di dati sensibili direttamente da ospedali e cliniche, i luoghi che più di tutti dovrebbero tutelare i cittadini. Ogni ora che passa arrivano nuove segnalazioni, nuove storie. Tante però non hanno denunciato: "Perché pensavano fosse uno scherzo – scrive Noemi su Instagram – perché hanno paura, perché proprio chi hanno accanto le ha accusate di stupidità. Chi ha denunciato invece, o ci ha provato, è stata tratta con aria di sufficienza. Me compresa". Noemi De Vitis sta raccogliendo tutte le segnalazioni per sporgere denuncia. L'appello a tutte è: non siete sole, denunciamo insieme.

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