Era il 13 febbraio del 2013 quando Marion Fraisse, una ragazzina di 13 anni, si è suicidata in casa sua, impiccandosi con una sciarpa. A due anni di distanza, sua mamma Nora ha scritto il libro intitolato “Marion, 13 anni per sempre”, in cui racconta la tragedia che ha colpito la sua famiglia. Prima di morire, la ragazza ha inviato una lettera alla sua scuola per denunciare le offese e le minacce a cui i compagni la sottoponevano ogni giorno, la chiamavano “puttana” e non riusciva più a sopportarlo. “La mia vita è cambiata e nessuno lo ha capito. Sei stato odioso nei miei confronti e se sono morta è in parte anche colpa tua”, scriveva la ragazzina, facendo i nomi di coloro che non facevano altro che offenderla. In una seconda busta, intitolata "I miei ricordi più belli con voi”, Marion ha poi messo semplicemente un foglio vuoto.

La famiglia della ragazzina, intanto, vuole ad ogni costo fare chiarezza sulla situazione ed infatti ha ingaggiato un avvocato penalista, David Padre, che accusa i cinque “carnefici” nominati da Marion nella lettera di addio di violenza, minacce di morte, istigazione al suicidio, omicidio colposo e mancato salvataggio. All’epoca, tutti avevano solo 14 anni, ma non per questo il loro atteggiamento può essere considerato meno grave.

I dirigenti scolastici giustificano l’accaduto affermando: “Abbiamo 600 studenti, è impossibile tenerli tutti continuamente sotto controllo”. Gli atti di bullismo nei confronti della tredicenne avvenivano a scuola, ma anche per sms e su Facebook e Marion non è mai riuscita a parlarne con i suoi genitori. La tredicenne era sempre sorridente ed era molto creativa, tanto da personalizzare oggetti e vestiti. Sognava di diventare un architetto, ma era troppo stanca di essere offesa in continuazione ed è per questo che ha deciso di mettere fine tragicamente alla sua vita.