Avete mai pensato quanto lavoro c’è dietro la creazione degli oggetti che utilizziamo quotidianamente? Che siano ecologici, bio o naturali al 100% non importa, dietro c’è sempre una fabbrica “umana” che permette di far arrivare il prodotto finito nei negozi e nei mercati. Il sito Slavery Footprint ha indicato precisamente quante persone lavorano come schiavi sottopagati per produrre le cose che usiamo tutti i giorni, dalla casa alla macchina, fino ad arrivare alla collana di perle o al passeggino per il bambino. Il risultato è decisamente scioccante.

Ogni persona può infatti calcolare precisamente attraverso un giochino online quanti schiavi sono al suo servizio in una giornata tipo. Basta scegliere il proprio avatar, riprodurre la propria abitazione, indicare il cibo che si consuma, i gioielli che si indossano, gli apparecchi tecnologici che si utilizzano e tutte le altre cose di cui ci si serve ogni giorno. Accanto ad ogni oggetto appare il numero di persone che lo ha prodotto e le loro condizioni di lavoro. L’indagine non risparmia nemmeno gli amanti dell’ecologia e del bio, anche loro sfruttano gli altri per il loro benessere. C’ è però una soluzione a tutto questo.

Il sito infatti propone anche una lista di aziende che non approfittano e non sottopagano il lavoro umano.  L’iniziativa è stata ideata da Made In A Free World, un network di aziende che intendono sensibilizzare le persone e le imprese sulla gravità di un problema sottovalutato come la schiavitù, proponendo soluzioni alternative di produttività e di innovazione. Ad oggi si contano 27 milioni di schiavi in tutto il mondo, un numero decisamente troppo elevato che deve essere ridotto il prima possibile.