Nelle ultime ore, sta letteralmente facendo il giro del web la storia di Cailey Fiesel, la 24enne newyorkese che ha trovato un topo morto nella cucitura dell'abito acquistato da Zara. Dopo aver avvertito un odore nauseabondo provenire proprio dal vestito, ha notato la coda dell'animale ed è rimasta inorridita e scioccata. Il colosso della moda low-cost è stato citato in giudizio dalla ragazza che, dopo essere entrata in contatto con il ratto, ha visto anche comparire sulla pelle un'eruzione cutanea.

L'accaduto ha creato scandalo in tutto il mondo e sono moltissimi coloro che non hanno potuto fare a meno di condividere la notizia allarmante. Naturalmente, la reazione degli utenti dei social non si è fatta attendere e il profilo Instagram ufficiale della catena d'abbigliamento Zara è stato invaso da commenti che fanno riferimento al topo con tanto di hashtag #boycottzara. Alcuni hanno utilizzato solo l'emoticon che riproduce le sembianze dell'animale, altri, sotto le foto degli abiti delle nuove collezioni, hanno affermato "Anche in questo ci sarà un topo", "Spero di trovare una tartaruga o un coniglio", "Oh no! Ho appena visto un ratto qui".

 Insomma, decine e decine di utenti si sono sbizzarriti in modo simpatico, ironico e creativo per denunciare l'accaduto e per "boicottare" il colosso della moda low-cost. L'immagine dell'azienda non ne è uscita bene, soprattutto perché, dopo un primo intervento in cui è stato detto che si sarebbero fatte delle indagini sull'accaduto, nessuno dei suoi portavoce ha ancora lasciato una dichiarazione ufficiale per motivare la presenza del topo nell'abito.

L'unico che è ha detto la sua nelle ultime ore è stato il proprietario delle fabbriche in cui vengono prodotti gli abiti Zara, Teddy Sadaka, che in un'intervista rilasciata al New York Post ha tentato di spiegare cosa è realmente accaduto nel momento in cui il topo morto è finito nella cucitura. Secondo quanto detto da lui, sarebbe stata colpa di un operaio scontento che avrebbe messo il ratto appositamente lì per screditare il nome dell'azienda a livello mondiale.

L'abito finito al centro delle polemiche è stato realizzato all'Apparel Production Inc di New York, fabbrica che produce anche capi per noti stilisti come Karl Lagerfeld e Marc Jacobs, e secondo i suoi gestori è da escludere la disattenzione nel controllo di qualità. Insomma, si tratterebbe semplicemente della reazione spropositata di uno dei lavoratori dell'azienda ma, a giudicare dai commenti degli utenti del web, nessuno crede a questa versione.