Di cosa possiamo parlare? Cosa è giusto dire e cosa non si addice a una ragazza? Si può fare? Perché i maschi sì e noi no? Si potrebbe continuare all'infinito a porci domande come queste, a chiederci quali siano le nostre libertà sessuali, se sia opportuno parlare di piacere femminile e sia lecito inseguirlo, se sia concesso parlare di orgasmi e masturbazione. La sessualità femminile resta in molti casi ancora un tabù, nonostante si faccia finta del contrario, ma la verità è che le prime a censurarsi sono proprio le donne, bloccate da un lato dal senso di vergogna e pudore con cui si è abituate a crescere, dall'altro dalla paura del giudizio altrui.

Il boom di vendite nel settore dei sex toys

Non prendiamoci in giro: tra ragazzi parlare di rapporti sessuali e autoerotismo è normale e fisiologico. Se a farlo, però, sono le ragazze, la concezione cambia: si diventa automaticamente troppo libere, poco di buono, inopportune. Eppure la sessualità femminile esiste, così come il piacere, i bisogni e i gusti personali. Una conferma arriva dal mondo degli e-commerce. Durante questi mesi di quarantena non c'è stato solo un incremento dei beni di consumo, ma anche dei sex toys, acquistati dai single e da molte coppie. Il brand Lelo, azienda leader nella realizzazione di prodotti sessuali, ha avuto un incremento negli acquisti dell'85% a livello mondiale e del 207% in Italia. Un boom è stato registrato anche da MySecretCase, il primo shop online italiano pensato per il piacere delle donne e delle coppie. Nei giorni successivi all'attuazione del lockdown, infatti, è stato registrato un aumento del 50% nell'acquisto di prodotti legati al piacere.

Perché facciamo ancora fatica a parlare di sessualità femminile

Eppure se oggi riusciamo parlare ad alta voce di assorbenti, tampax e pillole anticoncezionali, lo stesso ancora non accade per quanto riguarda la sfera della sessualità. Si fa persino fatica a pronunciarle certe parole. «Spesso le ragazze fanno fatica a dire la parola vagina o vulva, ne ignorano la differenza, hanno difficoltà anche a guardarsi, a toccarsi, non solo per motivi legati al piacere, ma anche alla salute. Se io consiglio a una ragazza di guardarsi i genitali per vedere se c’è o meno una infezione, ad esempio, nella maggior parte dei casi, soprattutto tra le preadolescenti, l’espressione è "che schifo"», spiega a Fanpage.it Nicoletta Landi, antropologa, che si occupa di educazione alla sessualità per gli adolescenti e autrice del libro "Il piacere non è nel programma di scienze! Educare alla sessualità oggi in Italia" – «Già a 13 e 14 anni le ragazze come i ragazzi, hanno incamerato degli stereotipi che prevedono il doppio standard: concedono ai maschi una maggiore libertà sessuale anche nell’esprimersi e alle ragazze meno. Quindi in una classe di tredicenni è molto più facile che i maschi ne parlino. Le ragazze fanno molto fatica ad argomentare questioni legate al corpo, al piacere, alla sessualità. L’assertività femminile, sessuale o meno, è ancora abbastanza problematica».

È ancora duro a morire quello stereotipo sessista secondo cui le donne siano più passive, portatrici di una visione più docile e romantica. «Credo sia una visione patriarcale di cui ci liberiamo a fatica e la si ritrova a tutti i livelli, non c’è una connotazione di tipo religioso o altro. È trasversale. Per quanto riguarda i più giovani, il doppio standard prevede una forte incidenza di stereotipi di genere – prosegue la dott.ssa Landi Se tu non aderisci a delle aspettative di un certo tipo, per quanto riguarda il maschile, per una questione legata all’omofobia diffusa, sei accusato di non aderire all’aspettativa sociale, se come donna hai una sessualità che si definisce e si esprime, non rispetti quel modello che ti vuole delicata, romantica o dedita al coltivare l’amore cortese. Ma se io non parlo di quanto sia importante il piacere sessuale e reciproco come faccio a spiegare l’importanza del consenso e del rispetto di sé e dell’altro?».

Sessualità femminile: come è cambiata tra ieri e oggi

Il retaggio culturale è ciò che ancora oggi porta ad avere preconcetti, a considerare differentemente la sessualità maschile da quella femminile, a vergognarsi per determinati pensieri o gesti. E il problema affonda le radici nel passato, in quella mentalità che metteva in primo piano l'uomo e relegava la donna alla casa e all'accudimento dei figli. «Nella nostra società il sesso veniva visto esclusivamente con una finalità riproduttiva – spiega a Fanpage.it la dott.ssa Laura Galbiati, psicologa, psicoterapeuta e consulente sessuale – Se da un lato veniva riconosciuto e legittimato il piacere maschile, lo stesso non accadeva per quello femminile, considerato disdicevole, peccaminoso. La donna che in qualche modo godeva durante l’atto era quasi equiparata a una prostituta. L’unica finalità all’atto sessuale doveva essere la riproduzione e non il piacere, tant’è che il corpo femminile non andava esposto, non andava guardato, toccato. Io mi ricordo di mia nonna che aveva questa vestaglia con una finestrella all’altezza dei genitali, utilizzata all'epoca perché il rapporto sessuale veniva compiuto senza spogliarsi, non era nella decenza che la donna si facesse vedere nuda».

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Quanto è difficile parlare di masturbazione femminile

La masturbazione femminile resta, tutt'oggi, il tabù più persistente. Si pensa che sia una una pratica esclusivamente maschile, fisiologica e legittimata dai bisogni dell'uomo. E anche in questo caso a resistere è una mentalità antica e ormai superata. «Per la donna non era pensabile si procurasse del piacere da sola, che effettuasse delle pratiche o degli atti sganciati dalla penetrazione – afferma la dott.ssa GalbiatiAncora oggi c’è l’idea per le donne che masturbarsi non sia normale, che si sia un po' perverse o deviate se lo si fa, quando invece è assolutamente normale e per fortuna sono state condotte numerose ricerche che dicono che la maggior aperte delle donne, più dell’80%, si masturba e che è cosa buona è giusta». Ma anche la donna, non bisogna dimenticarlo, ne trae i suoi benefici, sia a livello fisico, grazie all'orgasmo che produce una scarica di tensione, sia nel rapporto di coppia. «Una donna che conosce il proprio corpo, e quindi sa come è fatto, come funzionano i suoi genitali, ha sperimentato, si è guardata, sa cosa le piace e cosa non le piace – prosegue la dott.ssa GalbiatiE può comunicarlo al proprio partner. Il rapporto diventa più soddisfacente e il benessere sessuale della coppia aumenta».

Quanto conta l'educazione sessuale

Il senso di vergogna, soprattutto quando il corpo inizia a cambiare e a rivelarsi, è ciò che inibisce e ostacola le ragazze a vivere la loro sessualità sin dalla loro prima scoperta del corpo. Ma è anche vero che gli stereotipi non sono solo femminili. «I maschi in determinati contesti sociali si concedono di parlare di porno, sesso, masturbazione, ma anche lì credo sia l’unico modo che hanno di farlo, perché sebbene sia pubblico e visibile, è a volte stereotipato. I ragazzi pur raccontandosi insieme la masturbazione, a volte fanno fatica a entrare in dei discorsi e argomenti più intimi, più legati all’affettività», afferma la dott.ssa Landi. È per questo motivo e per combattere questi stereotipi così duri a morire, che l'educazione sessuale dovrebbe essere una delle materie da programma scolastico. Del resto questa è una battaglia non così tanto recente. Minnie Joycelyn Elders, chirurgo generale e prima donna afroamericana a diventare responsabile della Sanità pubblica in America, si è sempre battuta non solo sull'inserimento dell'Educazione sessuale nel corpus di materie scolastiche, ma anche della masturbazione stessa. Questo le costò dopo solo un anno dal suo incarico il licenziamento, che avvenne a maggio 1995. Ed oggi non è un caso se sia questo il mese dedicato proprio all'autoerotismo. Non bisogna pensare all'educazione sessuale, però, come a una materia da studiare su un manuale. «L’obiettivo dell’educazione sessuale non è educare, non è un processo normativo. Non è insegnare. È facilitare il confronto e far sì che ciascuna persona possa trovare i propri bisogni e desideri», precisa l'antropologa.

Cosa è cambiato davvero

Seppur lentamente le cose stanno iniziando a cambiare e, per quanto molte donne siano le prime ad autocensurarsi, la società ha cominciato ad aprirsi molto di più alle esigenze femminili e i dati sulle vendite dei sex toys ne è la prova. Basti pensare alle letture erotiche e alla saga delle Cinquanta sfumature che ha poi fatto da apripista per molti altri romanzi del genere. «Si è sviluppato un filone di porno soft ovvero di film porno diretti da registe donne per le donne e quindi con una trama più sviluppata in cui il ruolo della donna all’interno del film è più attivo, e con il quale la donna vera può identificarsi e fantasticare», conclude la dott.ssa Galbiati. Se vogliamo individuare la prima vera svolta e quel punto di rottura che ci ha permesso di arrivare ad oggi, bisogna andare negli anni '50 del secolo scorso. Era il 1957 quando in America venne commercializzato il primo contraccettivo orale, l'Enovid. In Italia iniziò a essere disponibile solo nel 1965, ma utilizzato inizialmente per fini terapeutici. È proprio quel momento storico che ha permesso di guardare alla sessualità non più solo con finalità riproduttiva, ma anche ludica. Di strada ancora ce n'è da fare e forse un giorno riusciremo a parlarne con la stessa naturalezza con cui Samantha ne discute insieme a Carrie, Miranda e Charlotte in Sex & the City o con lo stesso coraggio delle protagoniste di The L Word, Gen. Q, che già un decennio fa parlavano di liberazione sessuale, di piacere, del loro essere lesbiche, madri, semplicemente donne. Ma il vero cambiamento arriverà quando saremo noi donne le prime ad accettarlo e a dirci: lo posso fare.

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