Jeremy era un bambino di 10 anni, nato mentalmente e fisicamente disabile. Non poteva camminare, vedere o parlare, per essere alimentato doveva servirsi di una sonda gastrica ed ha sempre dovuto utilizzare una sedia a rotelle per muoversi. La sua condizione è stata identificata come una vera e propria morte cerebrale, che l’ha portato al decesso quando era solo un bambino.

Nonostante la sua vita sia stata molto limitata, suo fratello minore lo ha sempre amato. Quest’ultimo aveva solo 4 anni quando è stato costretto a dirgli addio. La cosa è stata per lui davvero traumatica, tanto che a scuola faceva dei disegni in cui lo rappresentava come se fosse un angelo. Ancora oggi, ad anni di distanza, non smette di pensarlo neppure per un momento. A volte immagina come sarebbe stata la sua vita se Jeremy non avesse avuto problemi di salute, se fosse sopravvissuto o che aspetto avrebbe avuto da adulto. Nonostante fosse solo un bambino, Jeremy con la sua tragica storia è stato capace di insegnare al suo fratellino moltissime cose. E’ grazie a lui che ha capito che bisogna essere grati ogni giorno per alcune cose che spesso si danno per scontate come la mobilità, la vista o la possibilità di mangiare.

La morte di Jeremy gli ha permesso di imparare cosa fosse la morte, il dolore, l’addio, la perdita, cose che ai piccoli vengono solitamente nascoste. Ognuno affronta emozioni simili a modo proprio, ma i bambini non conoscono ancora il male della vita ed è proprio per questo che affrontano anche la morte ingenuamente, con la purezza che li contraddistingue sempre.