3 Luglio 2019
10:46

Parità di genere: Islanda miglior paese per le donne in carriera, Italia indietro ma in crescita

Quando si parla di donne e lavoro è impossibile non fare riferimento a fenomeni sessisti e discriminatori. In alcuni paesi europei, però, le cose stanno migliorando: ecco quali sono le nazioni che difendono i diritti femminili.
A cura di Valeria Paglionico

A quale donna non è mai capitato di ritrovarsi di fronte a qualche forma di sessismo o di discriminazione di genere sul lavoro? C'è chi in sede di colloquio si è sentita chiedere se avesse intenzione di avere figli, chi si è dovuta accontentare di un salario più basso rispetto alla controparte maschile, chi non ha potuto raggiungere posizioni di rilievo perché destinate solo agli uomini. Insomma, nonostante rispetto a decenni fa siano stati fatti innumerevoli passi avanti quando si parla di emancipazione, bisogna ancora combattere duramente per far valere i diritti delle donne. In Europa occidentale, però, le cose stanno cambiando. Tralasciando l'Italia, il resto del continente vanta il più alto livello di parità di genere.

La classifica dei paesi meno sessisti

Secondo i dati del Global Gender Gap Report, in nessun paese esiste la parità di genere, anche se 4 nazioni europee nordiche risultano essere decisamente più virtuose rispetto al resto del mondo. Si tratta di Islanda, Norvegia, Svezia e Finlandia, che hanno conquistato le prime posizioni della classifica, diventando dunque i paesi che meglio combattono il sessismo sul lavoro. A seguirle, il Nicaragua, il Ruanda, la Nuova Zelanda, le Filippine, l'Irlanda e la Namibia. Altrove, invece, la parità sembra essere ancora un'utopia, il divario medio è infatti rimasto quasi del tutto invariato rispetto allo scorso anno e ancora troppo elevato. I dati, però, dimostrano che l'Europa occidentale è il miglior posto per le donne lavoratrici poiché vanta un livello di parità di genere del 75,8%. L'Italia è ancora in fondo alla lista, per la precisione al 70esimo posto su 149, ed è preceduta da Honduras, Montenegro, Tanzania e Capo Verde. I paesi "peggiori" d'Europa in tema di sessismo? Grecia, Malta e Cipro.

In Italia l'imprenditoria femminile è in crescita

Secondo i dati forniti dal Registro delle Camere, l'imprenditoria femminile in Italia è in crescita, anche se bisogna fare ancora moltissimi passi avanti per raggiungere i livelli dell'Islanda. Alla fine del 2017, infatti, si sono contate più di un milione e 330mila attività economiche gestite da donne, il 22% del totale delle imprese, ovvero 10mila in più rispetto all'anno precedente e 30mila in più rispetto al 2014. Questo miglioramento è stato confermato anche dal World economic forum, secondo cui l'Italia sarebbe salita dall'82esimo al 70esimo posto in soli 12 mesi. Certo, il nostro paese è ancora in coda quando lo si mette a confronto con il resto dell'Europa ma è chiaro che le donne italiane riescono a distinguersi per talento a capo delle aziende di successo. Non è un caso che, secondo la classifica di Forbes dedicata alle donne di successo, a spiccare siano grandi nomi come Miuccia Prada o Chiara Ferragni. Insomma, di strada ce n'è ancora da fare ma, a giudicare dalla recente crescita, forse la parità tra i due sessi potrebbe essere più vicina di quanto si immagina.

Perché esistono ancora le disuguaglianza di genere sul lavoro

Secondo il World Economic Forum, in nessun paese al mondo esiste la parità di genere, anche nell'emancipata Islanda si registrerebbe un 15% di differenza tra i salari medi di uomini e donne. Nonostante siano passati più o meno 100 anni da quando il sesso femminile ha ottenuto il diritto di voto, avendo la possibilità di esprimere liberamente il proprio pensiero, gli stessi risultati stentano a essere raggiunti sul piano civile, sociale ed economico. Le disuguaglianze nel mondo del lavoro sono pesanti e scandalose e impediscono alle donne di avere le stesse opportunità della controparte maschile sul piano professionale, sia quando si parla di traguardi che di salario. Il motivo? Secondo gli stereotipi della cultura patriarcale, deve essere l'uomo quello che porta avanti la famiglia dal punto di vista economico. Come se non bastasse, sono poche le aziende che non si preoccupano di un possibile periodo di congedo di maternità pagato quando assumono una dipendente donna Oggi, però, i tempi sono completamente cambiati, le donne si sono emancipate e riescono a essere in carriera anche quando hanno figli e marito. Solo quando si dirà addio alle differenza di genere, però, le donne parteciperanno pienamente al mercato del lavoro, contribuendo alla produttività generale, alla diversificazione economica e all'equità dei redditi.

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