Colour is an art. Tribute to… recita l'intro, e Kandinsky, Pollock, Mondrian e i grandi dell'arte si ritrovano dipinti con i colori brillanti degli smalti di Chanel. Una sorpresa per i tanti follower del profilo Instagram della Maison, che si sono ritrovati all'improvviso davanti a pezzi storici dell'arte omaggiati in questa originale maniera.

Subito è partita la caccia all'interpretazione del misterioso gesto. Antipasto non convenzionale di una campagna per il lancio di una nuova linea di cosmetici? O forse semplice intuizione acuta per tenere vivo l'interesse? Magari pura e semplice voglia di omaggiare i grandi della pittura del secolo scorso. Qualunque sia la spiegazione, le foto postate hanno talmente emozionato il pubblico da fare in poche ore il giro del mondo a colpi di condivisione.

Eppure l'arte del Novecento non è certo tra le più popolari.  Con un linguaggio tutto suo, che cambia per ogni artista, non tutti la apprezzano, spesso perché non riescono a capirla. La colpa non è solo del pubblico. Responsabile di aver sviluppato un idioma complesso e variegato senza essere riuscita a trasmetterlo e condividerlo adeguatamente, l'espressione artistica di questo periodo spesso resta chiusa in sé stessa e tra circoli ristretti di appassionati e addetti ai lavori. Eppure per movimenti che professano il superamento della realtà figurativa per vedere oltre la percezione immediata, che non disdegnano materiali della sfera del quotidiano, come stoffa, carta da regalo, riviste, accanto ai classici ferri del mestiere, la condivisione dovrebbe essere la base.

La geniale trovata di Chanel ha avuto tanta fortuna forse proprio per questo. Non sapremo mai quali fossero le vere intenzioni del brand, ma in questo modo l'effetto è stato duplice, e il successo assicurato. Prendere un linguaggio ammantato dell'aura magica che solo l'arte riesce ad avere, e riprodurlo con un prodotto comune e diffuso come un semplice smalto per le unghie, arricchisce entrambi delle qualità dell'altro. L'opera è sentita come più accessibile e vicina, e lo smalto diventa parte di un oggetto degno di essere esposto in un museo. Poi chissà, magari il pubblico penserà anche che gli smalti Chanel sono la scelta giusta perché hanno una durata eterna come i capolavori di Magritte.