Oggi il tatuaggio è visto come un accessorio, ma di certo non lo era in passato. La prima donna occidentale ad essere tatuata ha origini Californiane e il suo tatuaggio risale alla metà del 1800, quando Olive Oatman dopo diverse disavventure visse un periodo a contatto con la tribù Mohave, presso i quali il tatuaggio era utilizzato già da secoli.

Nel 1852 la famiglia Oatman decide di abbandonare l'Illinois: raggiunta la cittadina di Santa Fè, la famiglia decise di dirigersi verso sud, anche se la carovana di cui facevano parte sconsigliava il tragitto. Gli Oatman non si sono persi d'animo, ma la loro scelta non è stata ripagata: arrivati nel territorio che oggi è l'Arizona vennero attaccati da dei nativi americani che sterminarono la famiglia, lasciando in vita solamente il fratello più grande, Lorenzo, e la sorella più piccola, Mary Ann. Le due ragazze furono portate presso il villaggio dei nativi americane, dove vissero in condizioni di schiavitù, maltrattate e picchiate, mentre il fratello venne abbandonato dopo essere stato picchiato e maltrattato.

Dopo pochi mesi pare che la ragazze siano state venduta a un'altra tribù quella dei Mohave: qui il capo tribù insieme alla moglie, decise di adottare le due sorelle garantendogli condizioni di vita nettamente migliori. Nonostante ciò Mary Ann mori di fame, mentre Olive sopravvisse fino a quando il fratello Lorenzo, sopravvissuto alla rappresaglia, la trovò. Inizialmente i Mohave non erano d'accordo che Olive si riunisse al fratello ma alla fine accettarono. Olive sposò poi un allevatore di bovini e si trasferì in Texas, dove morì all'età di 65 anni.

Fu presso la tribù dei Mohave che Olive, così come la sorella, venne tatuata: per essi infatti era tradizione già da secoli tatuarsi in varie parti del corpo con una polvere di pietre blu. Secondo la loro credenza, chi non aveva almeno un tatuaggio di questo genere sarebbe stato rifiutato nella terra dei morti. Olive venne tatuata sul mento, con un disegno formato da linee verticali e orizzontali.