Solo qualche giorno fa aveva fatto il giro del web la storia di Ione Wells, la 17enne londinese che ha raccontato in ogni dettaglio la violenza subita in strada poco prima di arrivare a casa. La coraggiosa ragazzina, per dimostrare il proprio sostegno a tutte le donne vittime di violenza, ha così pensato di lanciare la campagna social #NotGuilty, cioè “Non colpevole”. Dopo di lei, altre 50 ragazze hanno deciso di rompere il silenzio e di liberarsi da un peso troppo pesante. Hanno così reso pubblica la loro storia di abuso ed umiliazione.

In questo modo sperano di ribellarsi e di sensibilizzare l’opinione pubblica su un problema purtroppo ancora molto diffuso, ma spesso sottovalutato, cioè quello della violenza sulle donne. Dopo Ione, ci sono state Amelia, una ragazza di 19 anni, violentata, picchiata e buttata nell’immondizia dai suoi carnefici; Christina, 23 anni, importunata con un'amica da due uomini ubriachi in un locale; Francesca Ebel, 18 anni, studentessa di Cambridge, stuprata dopo aver bevuto qualche bicchiere di troppo ad una festa e molte altre. Proprio quest’ultima ha dichiarato: “Lo stupro non è confinato agli angoli poveri e sudici del globo, esiste qui, proprio qui, in una delle istituzioni accademiche leader nel mondo”.

Le vittime sono spesso ragazze universitarie e i loro carnefici sono proprio tra i loro colleghi, frequentano i loro stessi ambienti e non sono mai dei diseredati sociali. Ciò che chiedono tutte queste vittime di violenza è non incolpare più le donne e il loro modo di vestirsi e comportarsi per gli stupri subiti. Inoltre, non vogliono più tenere la bocca chiusa, vogliono finalmente denunciare tutti gli abusi per dimostrare che gli aggressori sono solo degli uomini codardi, abietti e deboli.