20 Aprile 2015
16:45

“Non vuol dire sì”: donne in abiti provocanti per la campagna antistupro

#ThisDoesntMeanYes è la nuova campagna antistupro nata sul web. L’obiettivo è quello di mettere a tacere il luogo comune secondo cui sono le donne con i loro abiti provocanti a causare gli stupri. Il progetto vuole dimostrare che non importa ciò che le donne indossano, nessuna di loro chiede di essere violentata.
A cura di Valeria Paglionico

Nonostante le innumerevoli proteste, sono ancora molti coloro che ritengono che siano le donne con i loro atteggiamenti e i loro vestiti provocanti a spingere gli uomini a stuprarle. Di recente, è nata una nuova campagna antistupro chiamata #ThisDoesntMeanYes, cioè “Questo non significa sì”, che intende mettere fine una volta e per tutte a questo luogo comune eccessivamente diffuso. Sono state fotografate 200 donne diverse, vestite con gli abiti più disparati, e l’obiettivo è sottolineare che non importa quali vestiti vengono indossati, nessuna donna merita o chiede di essere violentata.

L'iniziativa è stata realizzata dal gruppo Crisis Rape London e vuole che le donne non siano più incolpate per i numerosi casi di stupro. Il motto dell’iniziativa è “Nessuno dovrebbe essere in grado di dare la colpa dello stupro ad una gonna corta. Una gonna corta non può parlare, una gonna corta non può dire sì”. Sono già molte le ragazze che stanno condividendo le proprie foto sul web, accompagnando le immagini con l’hashtag #ThisDoesntMeanYes. Quello che chiedono è di non dover più sopprimere la propria individualità per timore di un attacco.

Nel mese di febbraio è stato rivelato che il 20% della popolazione crede che le vittime sono in parte responsabili se ubriache. Sarah Green, che ha sostenuto la campagna End Violence Against Women Coalition, ha dichiarato: “I giovani di oggi sono bombardati da messaggi confusi circa gli uomini, le donne e la sessualità. Le donne sono costantemente rappresentate come oggetti sessuali ed è quasi naturale per gli uomini perseguire una donna fino al punto di coercizione”. Ogni donna ha diritto alla libertà di espressione e non dovrebbe reprimere la propria interiorità, neppure nella scelta dei vestiti ed è questo che viene urlato a gran voce da #ThisDoesntMeanYes.

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