Siamo a Iseo, sulle sponde dell’omonimo lago, in provincia di Brescia. In questa cittadina, ieri, è stata approvata dal Consiglio comunale la mozione “Sostegno alla vita nascente”. Detta così, sembrerebbe un auspicabile bonus da parte del comune alle neo mamme in difficoltà economiche, sgravi fiscali, asili gratis. Invece niente di tutto questo: il Comune donerà 160 euro solamente a tutte quelle donne che rinunciano ad abortire. Nei giorni scorsi, la discussione è stata accesa, ma la maggioranza ha trovato i numeri per approvarla e a nulla è servito l’abbandono dell’aula da parte dei consiglieri del centro sinistra.

Un bonus a patto che si faccia volontariato nei movimenti Pro-life

Come se non fosse già umiliante ricevere un premio in denaro se si decide di non interrompere la gravidanza, si aggiunge un altro elemento che rende la cosa ancora più sgradevole e allarmante. Nel dettaglio, nella mozione approvata è previsto un sussidio di 160 euro al mese per 18 mesi “che fornisca alla donna intenzionata ad abortire, anche a causa di necessità economiche, la possibilità di avvalersi, dopo l'avvenuto rilascio del documento attestante lo stato di gravidanza e la richiesta di interruzione volontaria di gravidanza, di un intervento economico straordinario subordinato alla disponibilità della donna ad aderire a un progetto sociale individualizzato”. In buona sostanza, il Comune di Iseo è disposto a erogare questi soldi solamente se, in cambio, la donna impieghi parte del suo tempo in un progetto sociale. E quali sono questi enti dove si ha l’obbligo di fare volontariato? Secondo quanto citato nel documento, sembrano essere il Centro aiuto alla vita e il Movimento per la vita. Non credo che quest’ultimo abbia bisogno di grandi presentazioni, ma è bene rispolverare e tenere a mente le parole con cui loro stessi, sul loro sito, si descrivono:

La nascita del movimento è coincisa con il delinearsi di una vera e propria “congiura contro la vita” che non solo permette e giustifica l’eliminazione dell’uomo, ma pretende anche di affermarla come diritto, cancellando nelle coscienze il valore della vita. Attraverso il veicolo delle leggi, le minacce alla vita umana diventano fatti organizzati, promossi e pianificati (anche a livello sanitario ed economico), che assumono i caratteri della sistematicità e della programmazione da parte della collettività.

La maternità non è un ricatto

Nel 2020, dunque, a Iseo, una donna in difficoltà economiche rischia di subire un doppio ricatto: soldi in cambio di una gravidanza indesiderata e, successivamente, denaro solo se diventerà un’attivista dei cosiddetti pro-life. E succede in una cittadina dove nell’ospedale pubblico non ci sono medici non obiettori, dove non si pratica un aborto da almeno quindici anni. Il messaggio che passa da una politica come questa è soltanto uno: la maternità come potere d’ acquisto, slegata da qualunque necessità di mettere al mondo un figlio con consapevolezza e autodeterminazione. Perché l’aborto, è bene ribadirlo, è una scelta dolorosa. Libera, ma pur sempre dolorosa. E le donne che vi si sottopongono hanno alle spalle vissuti differenti e un portato emotivo dei più svariati. Una buona politica ha il dovere di rivolgere uno sguardo a tutte quelle che vivono in condizioni più fragili, non il contrario. Una mozione come questa rende ancora più vulnerabile la scelta di alcune donne con un’esistenza precaria, alle quali ci si rivolge mostrando del denaro in cambio di una gravidanza che non era desiderata. Un atteggiamento come questo non può che essere definito come un ricatto. Non tutte le donne hanno spalle larghe e lucidità, non tutte hanno indipendenza economica e autoderminazione. Queste sono le donne che vanno protette più delle altre nella loro libertà di scelta autonoma e incondizionata, senza promesse in denaro a cui ci si deve sdebitare donando il proprio tempo con attività in associazioni di stampo medievale e reazionario.