Nivea, lo storico colosso tedesco delle creme, ha trascinato in tribunale la Neve Cosmetics, il marchio di trucchi e cosmetici cruelty free famosissimo tra le amanti dei prodotti bio. Il motivo? I due nomi sono troppo simili e confondono i clienti. La parola “Neve” non sarebbe altro che la traduzione dal latino di “Nivea” ed è proprio per questo che il Tribunale di Milano ha dichiarato la nullità dei marchi Neve e Neve Make Up della società Neve Cosmetics.

Naturalmente, la notizia non ha lasciato indifferenti gli utenti del web che si sono indignati di fronte alla querela messa in atto da un colosso come Nivea. Hanno cominciato infatti a condividere vari post sui social come “Se compro Neve è perché so che non è Nivea #StoConNeve” oppure “Credo che farò causa al mio vicino, si chiama Ferdinando, ha un nome troppo simile al mio”. Ciò che viene criticato è proprio la decisione di fare causa ad una piccola realtà che non avrebbe mai potuto competere con il successo della Nivea e che per di più proponeva dei prodotti diversi, al 100% naturali. La stessa Neve Cosmetics è rimasta senza parole di fronte il provvedimento ed infatti sulla pagina Facebook ha scritto:

Per chi ce lo sta chiedendo la causa intentata dalla multinazionale tedesca ha lasciato a bocca aperta noi per primi. Siamo certi di non aver nulla in comune con il colosso internazionale e ciò che rappresenta. Come sapete siamo un’azienda piccola, giovane e di indole assolutamente pacifica. Abbiamo affrontato questa causa con l’impegno, l’onestà e la limpidezza che ci contraddistinguono. Continueremo a combattere. Si tratta solo del primo grado di giudizio, è ovviamente nostra intenzione presentare ricorso in appello, forti della nostra buona fede e pronti a difendere i nostri diritti e quelli della nostra clientela. Avere il vostro appoggio in questo ambito ci regala ancora più determinazione, grazie di cuore per il supporto.

Per la Neve Cosmetics non c’è stato dunque nulla da fare, secondo la sentenza anche quando i nomi dei marchi sono simili vengono utilizzati in modo illecito poiché portano il consumatore a confondersi e ad associare mentalmente due realtà diverse.