La chiamano la signora delle comete, quelle che per tanti ha osservato e studiato da lontano, ma Amalia Ercoli Finzi è tante cose. Prima donna a conseguire la Laurea in Ingegneria Aeronautica in Italia, scienziata, pioniera nel settore del tech e mamma di Rosetta, la missione spaziale che aveva come principale obiettivo quello di studiare le relazioni tra le comete e la materia interstellare e che prende il nome dalla famosa stele che ha permesso di decifrare i geroglifici. Da oggi Amalia Ercoli Finzi è anche Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Onore tutto italiano

È stato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a insignirla di questo riconoscimento destinato a coloro che nel corso della vita abbiano avuto particolari meriti nei confronti della Nazione. «Rappresenta un modello, non solo per le nostre studentesse nelle discipline STEM, ma per tutte le donne e gli uomini che trovano in lei una straordinaria fonte di ispirazione», si legge sul sito del Politecnico di Milano, dove la scienziata originaria di Gallarate, dopo essersi laureata, ha insegnato per molti anni meccanica arbitrale e con cui tuttora continua a collaborare.

Amalia Ercoli Finzi e l'orgoglio per la missione Rosetta

Gran parte della sua carriere è stata dedicata proprio a Rosetta, il progetto straordinario dell’Agenzia Spaziale Europea, perché il primo a far atterrare un veicolo sulla superficie di una cometa, la 67P/Churyumov-Gerasimenko. Dodici anni di intenso lavoro, 6.000 milioni di chilometri percorsi e due asteroidi incontrati lungo la strada, la rendono sicuramente la missione dei record e proprio qui la Ercoli Finzi ha svolto il ruolo di Principal Investigator dello strumento SD2, il trapano montato sulla sonda Philae per perforare la superficie della cometa e fornire così i campioni da analizzare. La missione, partita nel lontano 2004, si è conclusa con esito positivo il 30 settembre 2016, un giorno che la scienziata difficilmente potrà dimenticare. Oggi, alzando gli occhi al cielo, come ha fatto lei stessa per quasi tutta la sua vita, si potrà ammirare anche un asteroide che dal 2018 porta il suo nome, un riconoscimento dell’Unione Astronomica Internazionale per il prezioso lavoro che ha svolto per tutta la vita.