Paul Kalanithi aveva 37 anni ed era un neurochirurgo di successo. Il lavoro lo ha sempre appassionato, stressato, sfinito, ma allo stesso tempo gli ha insegnato tanto. Ha capito che in sala operatoria è fondamentale la velocità con cui si riesce a operare e che il passaggio dalla vita alla morte dura un attimo. Sembra sempre che i medici non possano essere colpiti da nessun malanno, eppure Paul ben presto ha scoperto di avere un cancro. Lo scorso 9 marzo è morto ed ha voluto lasciare una lettera straziante a sua figlia nata da poco. L’uomo ha raccontato:

Sei anni sono passati in un lampo ma nel frattempo, dirigendomi verso la fine della specializzazione, ho sviluppato un caratteristico insieme di sintomi, perdita di peso, febbre, sudore notturno, insopportabile dolore alla schiena, tosse, che hanno indicato una diagnosi rapidamente confermata: cancro metastatico ai polmoni. L'oppressione degli ingranaggi del tempo. Nonostante sia stato in grado di specializzarmi zoppicando un po' durante la cura, ho avuto una ricaduta, sono stato sottoposto alla chemioterapia e ho sopportato una lunga ospedalizzazione.

Se un tempo, in sala operatoria, le giornate correvano velocissime, Paul durante la convalescenza ha capito che il tempo può anche non muoversi affatto e diventare statico. Riposo e visite mediche erano diventate le uniche attività da svolgere. Per lui non contava più che ora della giornata fosse. L’uomo ha continuato a scrivere:

La coniugazione verbale diventò confusa. Quale era il modo di dire giusto? "Sono un neurochirurgo", "Ero un neurochirurgo", "Sono stato un neurochirurgo in passato e lo sarò ancora"? Graham Greene credeva che vivessimo la vita durante i primi 20 anni e che il resto fossero solo un riflesso. In che passato stavo vivendo? Ero passato, come uno dei personaggi bruciati di Greene, oltre il passato prossimo raggiungendo il passato remoto? Il futuro prossimo sembrava vuoto e, sulle labbra degli altri, scioccante. Ho partecipato di recente alla mia quindicesima riunione tra compagni del college; sembrava scortese rispondere ai saluti dei vecchi amici "Ci vediamo alla venticinquesima!" con un "Probabilmente no!".

Intanto, la sua vita familiare andava avanti, da poco aveva avuto la prima figlia, che gli regalava sorrisi e dolcezza. Allo stesso tempo, il cancro limitava sempre di più la sua energia, in certe giornate continuava semplicemente ad esistere, ma non a vivere. Parlando della sua bambina, Paul ha affermato:

C'è qualcosa a cui il futuro non può essere rubato: mia figlia, Cady. Spero di vivere abbastanza perché abbia qualche ricordo di me. Le parole hanno una longevità che io non ho. Ho pensato che avrei potuto lasciarle una serie di lettere, ma cosa direbbero davvero? Non so come sarà questa ragazza a 15 anni; non so nemmeno se le piacerà il soprannome che le abbiamo dato. Forse c'è solo una cosa da dire a questa neonata, che è tutta futuro, sovrapposta brevemente a me, la cui vita, salvo l'improbabile, è tutto meno che passato.

Infine, le ha voluto lasciare un messaggio, di modo che in futuro possa avere un piccolo ricordo di lui.

Il messaggio è semplice: quando arriverai ad uno dei momenti della vita in cui dovrai stilare per te un resoconto di te stessa, fornire un compendio di ciò che sei stata, hai fatto, e hai significato per il mondo, non sottovalutare, ti prego, di aver riempito di gioia a sazietà i giorni di un uomo morente, una gioia a me sconosciuta in tutti i miei precedenti anni di vita, una gioia che non vuole più e più cose, ma si ferma, soddisfatta. In questo momento, proprio ora, è una cosa enorme.