Se mi lasci ti cancello. No, se mi lasci, mi devi pagare l'abito da sposa. Con la sentenza 17506 la Corte di Cassazione ha stabilito che nel caso in cui lo sposo lasci all'altare la sua futura moglie, senza una giustificazione reale, abbia l'obbligo di rimborsarla. Il caso che ha portato a questa decisione, come riporta il Sole 24 ore, è quello di un uomo che ha deciso di abbandonare la futura moglie a sei giorni dal fatidico sì. In un primo momento aveva motivato il suo ripensamento incolpando i genitori e attribuendo loro la causa dell'improvvisa separazione. Poi l'uomo aveva ammesso di non essere certo dei sentimenti della futura moglie, a detta sua spinta dal solo interesse economico. Motivazioni apparse piuttosto deboli ai giudici, soprattuto perché la decisione è stata presa non di comune accordo, come evidenziato dagli stessi testimoni. Inoltre c'è la questione del poco preavviso: il ripensamento sarebbe avvenuto in prossimità del lieto evento e non, come era stato comunicato, a distanza di venti giorni. Se così fosse accaduto, infatti,  la domanda per il risarcimento sarebbe arrivata dopo l'anno previsto e quindi sarebbe risultata intempestiva.

Il rimborso da pagare se ci si lascia senza una reale motivazione

Alla fine è arrivata la sentenza con cui la sposa ha ottenuto una somma in rimborso, concordata in 3.000 euro. Una cifra non così elevata, se si considerano le varie spese a cui i futuri sposi in genere si sottopongono per il loro giorno più bello. Questo non implica che non si possa cambiare idea. Tornare sui propri passi è possibile e assolutamente lecito, ma nel caso in cui non ci siano delle reali e solide motivazioni, chi dei due prende la decisione, inevitabile anche per l'altro, deve dare alla parte lesa un rimborso. In questo caso il rimborso concordato ha coperto solo le spese sostenute per l'acquisto dell'abito. Una piccola ricompensa che possa, anche solo in parte, venire in aiuto di chi ha il cuore spezzato e un abito bianco mai indossato nell'armadio.