Che gli italiani amino lo shopping non è una novità. Tra i dati diffusi dalla ricerca Global Lifestyle Monitor 2016 non ci stupisce che la stragrande maggioranza degli intervistati dichiari di trovare piacevole o addirittura di amare l'acquisto di nuovi vestiti. Quello che forse ci si aspetta un po' di meno è che le compere siano sempre più pensate, razionali e, soprattutto, ecosostenibili. Con allarmi sempre più pressanti sull'inquinamento dell'aria e delle acque, malattie strettamente correlate in costante aumento e timori per l'esaurimento delle risorse disponibili, un comportamento maggiormente etico sembra ormai obbligatorio a livello industriale, ma a quanto pare, l'impatto della sensibilizzazione è tale da investire anche il quotidiano. E così ciascuno di noi sembra finalmente aver compreso l'importanza che anche un piccolo gesto può avere sulla collettività.

Sono in forte aumento coloro che pensano all'ecologia anche quando girano per negozi: se il 96% dichiara di controllare attentamente l'etichetta per verificare la qualità generale, il 57% presta attenzione alle fibre adoperate e alle indicazioni presenti con il preciso scopo di scegliere prodotti a basso impatto ambientale. Il tessuto più eco friendly, secondo il 70% del campione, è il cotone, seguito a breve distanza da lana e seta (rispettivamente 69% e 65%). A motivare questa scelta, la maggioranza schiacciante, con percentuali che si aggirano intorno all'80%, indica una produzione più naturale e sostenibile. Il 62% ritiene anche che il cotone sia il tessuto più in linea con la moda attuale, e ben il 73% lo valuta quasi indispensabile per i capi di uso quotidiano.

Cosa fa paura agli italiani

Sostanze chimiche e pesticidi sono le problematiche legate alla produzione che preoccupano di più, nel 48% dei casi, seguite da consumo idrico ed emissioni di gas serra (19% e 16%), utilizzo del suolo e sprechi energetici, entrambi al 3%. In particolare, per le fibre sintetiche sono fortemente avvertiti l'emissione di gas serra e l'utilizzo di sostanze chimiche, tra il 73 e il 74%, come per il cotone, in cui però i posti sul triste podio sono scambiati con il 73% per gli additivi chimici contro i 68% dei gas.

La colpa degli eventuali comportamenti scorretti, nella percezione degli italiani, sarebbe in primis del produttore, con il 39% delle scelte, per il 16% del brand e subito dopo, con il 15%, di chi produce le fibre. La tendenza, quindi, è quella di vedere le violazioni nei soggetti più lontani dalla propria quotidianità, se si pensa anche che solo il 13% si vede direttamente coinvolto nel processo, e solo il 10 e il 7% attribuiscono responsabilità al Paese produttore o al negozio.

È sicuramente un segnale importante che l'attenzione alle tematiche ambientali, dopo aver investito già tanti altri campi importanti della vita, come  l'alimentazione e i trasporti, interessi anche un settore strettamente legato all'impulsività e allo svago come lo shopping. Riuscire a pensare al benessere collettivo anche in un'attività da sempre associata alla leggerezza è un sintomo da non sottovalutare di una nuova e profonda sensibilità. Basta pensare che oltre l'85% degli intervistati si è dichiarato fortemente preoccupato per la qualità dell’aria e dell'acqua, l'uso di pesticidi, la sicurezza degli alimenti, il riscaldamento globale, lo sfruttamento minorile e l'estinzione di piante e animali.

Moda ecosostenibile

Ovviamente questa tendenza non è sfuggita ai grandi marchi, che già da anni si impegnato nella creazione di collezioni all'insegna dell'ecosostenibilità. Benetton, Adidas, Valentino, Burberry, H&M, sono solo alcuni dei nomi che hanno aderito al progetto e alla sfilata Detox, organizzati da Greenpeace, che prevedono un impegno attivo nell'eliminazione progressiva dell'uso di sostanze tossiche durante la produzione entro il 2020. Il marchio H&M, poi, ha lanciato già nel 2013 un'intera collezione realizzata con materiali biologici e riciclati, la Conscious Exclusive Collection. Non è da meno Patagonia, premiata più volte Eco Brand dell'anno, che del rispetto per l'ambiente ha fatto la sua mission. Non mancano casi più originali, come la stilista olandese Aniela Hoitink, che realizza abiti biodegradabili con una sostanza ottenuta dalla coltivazione dei funghi, o  il brand Re-bello, nato con il preciso scopo di imporsi come leader del settore, producendo abiti con fibre di eucalipto, cotone organico, lana riciclata e bambù.