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Lo schwa, la vocale che aiuta l’italiano a essere più inclusivo: come si scrive e come si pronuncia

L’italiano non ha un versione neutra: tutte le parole vengono declinate al maschile o al femminile. Ma la società si evolve e la lingua deve stare al passo: alcuni linguisti allora propongono di usare lo schwa, un suono neutro presente in inglese e in alcuni dialetti italiani. Ecco una piccola guida: cos’è, da dove nasce e come si legge.
A cura di Beatrice Manca
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In italiano è semi sconosciuto ma in inglese serve a pronunciare la stragrande maggioranza delle parole: è lo schwa (ə), la vocale indefinita presente nell'alfabeto fonetico internazionale che potrebbe essere un'ottima alleata della lingua italiana nel percorso verso l'inclusività di genere. La nostra infatti è una lingua sessuata: non solo non prevede forme neutre (cioé non declinate al maschile né al femminile) ma sovrappone il neutro al maschile, sia al singolare che al plurale. Si chiama "maschile inclusivo", ma in realtà taglia fuori metà della specie umana. Lo schwa (ə) potrebbe essere una soluzione pratica per superare il binarismo di genere nella nostra scrittura: come spiegano i linguisti, il vantaggio rispetto all'asterisco è che ha un suono facile da pronunciare ma ha l'innegabile difficoltà di non essere presente nelle tastiere. Ecco una piccola guida per scriverlo, pronunciarlo e usarlo senza sbagliare.

Cos'è lo schwa

Lo schwa, detto anche scevà, è un carattere dell’Alfabeto Fonetico Internazionale utilizzato specialmente da alcune lingue come l'inglese, dove serve per pronunciare correttamente molte vocali. In italiano non esiste, se non in alcuni varianti regionali, come il napoletano. L’Enciclopedia Treccani la definisce come un suono vocalico neutro, non arrotondato, senza accento o tono, di scarsa sonorità: sua pronuncia è un suono indefinito, che assomiglia all’insieme di a, e, i, o, u. Lo schwa ha una forma per il singolare (ǝ) e una per il plurale che si chiama "schwa lungo" (з).

La storia dello schwa

Le prime testimonianze storiche dell'uso dello schwa si trovano nell’ebraico medievale e risalgono al decimo secolo dopo Cristo. L'etimologia del nome non è chiara: c'è chi lo collega alla parola ebraica shav, “niente” e chi al termine “pari”, “uguale”. Nel 1821 il linguista tedesco Johann Andreas Schmeller lo introdusse come vocale breve in una grammatica del tedesco bavarese e lo scrisse come un simbolo dell’alfabeto latino, cioè una e rovesciata "ə". L’esperto di fonetica Alexander John Ellis utilizzò lo stesso simbolo nella lingua inglese, e alla fine dell'Ottocento lo schwa entrò di diritto nell’alfabeto fonetico internazionale.

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Perché introdurre lo schwa in italiano?

In Italiano il maschile serve anche a indicare il neutro. Quindi dire "buongiorno a tutte" implica che ci rivolga a un pubblico di sole donne, mentre dire "buongiorno a tutti" indica due possibilità: un pubblico solo maschile o un pubblico misto. Lo stesso problema si pone anche al singolare. Per indicare una professione, per esempio, si usa il maschile: "il cuoco" "il maestro" "il dottore" e non esiste un modo per renderlo neutro. Da questi presupposti si è aperto il dibattito su come introdurre soluzioni più inclusive, che superino il binarismo di genere. La più usata negli ultimi anni è stata l'asterisco: "Buongiorno a tutt*". Una scelta che ha suscitato diverse polemiche e che ha i suoi limiti: è facile da scrivere ma impossibile da pronunciare. Nella lingua parlata allora si è provato a usare la "u", per esempio dicendo: "Buongiorno a tuttu". La sociolinguista Vera Gheno, nel libro “Femminili Singolari” , propone di utilizzare invece lo schwa (ə). Una soluzione che ha diversi vantaggi: "Al contrario di altri simboli non alfabetici – scrive l'esperta – ha un suono e un suono davvero medio, non come la U che in alcuni dialetti denota un maschile".

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Come si pronuncia lo schwa 

La pronuncia dello schwa è un suono completamente neutro che si produce senza articolare nulla, tenendo la lingua al centro della bocca e i muscoli rilassati. Essendo più presente in inglese che in italiano, l'esempio più facile e immediato è l'anglosassone "but": la u non si legge come una "a" né come una "o", ma come un suono rapido e neutro, una "pausa" tra due consonanti. Questa pausa è esattamente lo schwa: è il suono all'inizio della parola "about" o di "Elizabeth".

Come si scrive lo schwa da tastiera

Uno dei problemi dello schwa è che è molto difficile da scrivere da tastiera: un sistema per aver sempre il carattere a portata di mano è di utilizzare "PhraseExpress", un software gratuito che permette di sostituire automaticamente sequenze di tasti predefinite o combinazioni di tasti con un carattere. Un'alternativa è usare il simbolo matematico "∂" o di fare copia e incolla da un'altra pagina di testo. Se invece serve una soluzione più rapida da usare "una tantum" il sito ItalianoInclusivo suggerisce di usare la chiocciola "@" per il singolare e il "3" per il plurale, che ricorda graficamente la schwa lunga.

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