"Vogue" è la rivista di moda più famosa al mondo che ogni anno detta legge in fatto di stile. Naturalmente, sono stati moltissimi i giornalisti che hanno seguito la Milano Fashion Week appena conclusasi ma, a differenza di quanto ci si potrebbe aspettare, ad essere finiti al centro delle polemiche quest'anno non sono state le modelle o gli stilisti, ma le fashion blogger.

In uno dei consueti articoli di "ricapitolazione" successivi alla Settimana della Moda milanese, Sally Singer, Direttore Creativo Digitale del sito "Vogue", ha scritto:

È una situazione schizofrenica e non può essere positivo. Nota per i blogger che cambiano da testa a piedi i loro outfit sponsorizzati ogni ora: Finitela. Trovatevi un altro lavoro. State dichiarando la morte dello stile.

La giornalista si è lamentata della confusione causata proprio dalle fashion blogger, più interessate a farsi fotografare dai paparazzi che a seguire realmente le sfilate. Anche Sarah Mower, Capo Critico dell'edizione online di "Vogue", non ha potuto fare a meno di dare ragione alla collega, affermando:

Hai ragione Sally, la categoria dei Blogger, inclusi i fotografi di street style che le aspettano e adorano, è orribile. Ma ancor di più, è patetico come queste ragazze corrano continuamente su e giù per le sfilate, nel traffico, addirittura rischiando di essere investite, solo nella speranza di farsi fotografare.

Ciò che proprio non viene accettato è il fatto che delle semplici ragazze appassionate di moda aprano un blog e vengano improvvisamente "adorate" anche dagli stilisti che, nella speranza di raggiungere un target diverso da quello dell'alta moda, le contattino per fargli indossare i loro abiti. E' proprio in questo modo che le blogger diventano fashion blogger, opinioniste di moda e infine "fashion Influencer", capaci di dettare legge in fatto di tendenze, anche se non hanno nessuna conoscenza specifica nell'ambito della moda.

Chiara Ferragni, Chiara Biasi, Bryanboy e Carlotta Rubaltelli sono solo alcuni dei nomi più popolari, il cui unico merito è semplicemente contare centinaia di followers sui social. Tutto quello che fanno alle sfilate più ambite del mondo? Sedersi in prima fila, scattare foto da condividere su Instagram, Snapchat, Facebook e, all'uscita, aspettare che qualche paparazzo li riconosca e immortali il loro stile glamour. E' chiaro dunque per quale motivo questo "folle" sistema venga definito "malato" dai giornalisti che, anche se portano a termine un lavoro ben più duro, non vengono strapagati o elogiati come vere e proprie star.

Non si può sottovalutare, però, il fatto che il "fenomeno" fashion blogger denoti un cambiamento epocale non solo nel mondo nella moda ma anche in quello del giornalismo. Il giornalista è stato infatti spodestato dal ruolo di "professore" che vuole insegnare e dettare legge. Con l'avvento dei social e delle innovazioni tecnologiche, il pubblico si è uniformato, non intende più obbedire a delle regole, vuole essere protagonista. Se si guarda la situazione da questo punto di vista, i fashion blogger sono delle persone "normali" che incarnano il sogno di ogni appassionato di moda. Anche se non hanno nessun talento e conoscenza particolare, sono riusciti ad entrare nell'elitario fashion system ed è per questo che i loro consigli di stile ottengono tanto seguito.