L'influencer viene ormai considerato un lavoro a tutti gli effetti e, anche se in molti credono che consista semplicemente nello scattarsi delle foto nel corso della giornata, in verità nasconde precisi studi di marketing e soprattutto contratti milionari. Secondo le stime di Vogue Business, ad esempio, entro il 2022 l'influencer marketing raggiungerà un giro d'affari di 15 miliardi di dollari, ovvero circa 13 miliardi di euro. È proprio per tutelare i loro diritti che alcune Instagrammer inglesi hanno fondato The Creator Union (Tcu), ovvero il primo sindacato di categoria. Il suo scopo è supervisionare i contratti formali tra aziende e imprenditori digitali, così che si utilizzino solo contenuti corretti, che si evitino delle pratiche discriminatorie e che si favoriscano degli accordi più trasparenti.

Il sindacato dovrà lavorare in collaborazione con l’American Influencer Council (Air), associazione no-profit d’Oltreoceano che garantisce agli influencer un ambiente lavorativo più giusto. “Spesso anche marchi molto conosciuti non permettono alle influencer di negoziare i compensi, non offrono contratti e non pagano rispettando le tempistiche”, ha dichiarato Nicole Ocran, influencer e co-fondatrice di Tcu. La speranza è che si arrivi presto a una regolamentazione di ogni piattaforma social, così che le future generazioni di influencer si sentano maggiormente tutelate. Ad oggi, ad esempio, non ci sono linee guida per i contenuti pubblicitari condivisi su TikTok. A partire dal prossimo autunno Tcu comincerà a dare assistenza agli influencer con le prime application, mentre nel 2021 Aic aprirà il proprio comitato ad altri 15 membri.