Quattro volte campionessa del mondo di ginnastica ritmica, icona di bellezza, simbolo della nazionale russa, Alexandra Soldatova ha annunciato la sospensione della sua carriera. «Il mio corpo è diventato spaventosamente fragile. Oltre alle problematiche sportive, le ferite e le fratture, ho un’altra patologia che mi colpisce costantemente. Ed è una malattia spaventosa». È la bulimia contro cui la 21enne russa sta cercando di combattere da due anni, ma che è diventata sempre più incompatibile con i ritmi serrati e la vita difficile di una ginnasta della sua portata. «È impossibile curare facilmente la bulimia. Hai bisogno di determinati prerequisiti a livello genetico, la malattia sarebbe apparsa in qualche modo. Ogni volta messa di fronte alla scelta tra lo sport e la mia salute, ho scelto lo sport», ma adesso quello stesso corpo che l’ha portata sui gradini più alti della sua carriera, pretende di fermarsi.

I primi sentori erano arrivati già la scorsa settima, quando la Soldatova era stata ricoverata a Mosca per tentato suicidio. Un’ipotesi, però, che lei stessa aveva smentito in un video pubblicato dalla sua allenatrice, Anna Dyachenko, e nel quale spiegava di aver avuto un incidente domestico. Per non dare adito a ulteriori voci, domenica aveva deciso di partecipare al Gala Show Grand Prix Moscow 2020. Le reali condizioni di salute dell’atleta l’hanno, però, costretta a parlarne pubblicamente. «Questa storia è andata avanti per due anni. Per me è molto difficile parlarne. Sono stata in ospedale due volte. Ho gareggiato agli Europei nel 2019, i risultati erano ok, ma le condizioni della mia salute erano terribili». Il disturbo alimentare era già emerso ai mondiali in Bulgaria del 2018, dove tra l’altro aveva ottenuto l’oro individuale, ma lei stessa aveva faticato a capire cosa le stesse accadendo.

Tornerà ad allenarsi appena le sue condizioni glielo permetteranno, ma per il momento Alexandra ha voluto lanciare un messaggio a chi come lei sta combattendo questa battaglia. «A chiunque stia soffrendo di bulimia voglio dire che la fase più difficile è riconoscere il problema. Questa è una malattia spaventosa. Quando l’ho detto alla mia allenatrice ho parlato con lei per tre o quattro ore. Le sono grata così come a Irina Alexandrovna (presidente della federazione russa di ginnastica ritmica), che mi hanno sostenuta».